Catherine Dunne

L’ho intervistata più volte, ma l’incontro di qualche giorno fa è stato più rilassato dei precedenti. La grande scrittrice irlandese Catherine Dunne (un milione di copie vendute in Italia, ma resta nella memoria soprattutto per La metà di niente) può permettersi il lusso di essere se stessa. E a questo punto… lo stesso vale per me. Parliamo del suo nuovo libro, ovviamente, Tutto per amore (Guanda) e dela sua vita. Di come dopo 17 anni dedicati all’insegnamento sia felice di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Del fatto che deve scrivere tutti i giorni, a volte cominciando prima dell’alba, altrimenti l’umore si guasta. Della lentezza con la quale procede – non a caso le occorrono circa due anni per finire un libro. E poi, di come i suoi romanzi non nascono da un intreccio, ma dai personaggi che via via acquistano forma e personalità, finché lei stessa può vederli e quasi toccarli con mano. E dare loro un canovaccio da interpretare, manco fossero attori di una commedia all’italiana. E finiamo parlando di suo figlio, 28 anni, che ormai (fortunatamente) non ha più bisogno di lei. E col quale ha stabilito un idillio alla pari, difficile da immaginare per una madre italiana. E d’un tratto, una parola tira l’altra, mi scivola fuori la confessione che io pure avrei un romanzo in un angolo dalla testa, ma non riesco a scriverlo – o per lo meno finora non ci sono riuscita – perché si tratta in fondo di una storia vera, una storia di famiglia, alla quale però mi mancano particolari che non posso più ritrovare perché tutti i protagonisti sono sciaguratamente morti. E questo mi blocca, mi turba, m’infastidisce. Catherine mi guarda, incoraggiante. «E tu inventali questi dettagli mancanti. Alla fine è una storia tua”. Come si può reinventare la verità? Risponde alle mie filosofie con un sorriso. «Per l’amor del cielo, non metterla giù così dura. In fondo noi siamo solo cantastorie. E la verità resta il nostro punto di partenza, non una meta e uno standard assoluto, Ciò che conta è mantenere lo spirito, il senso della vicenda». E poi ancora, mentre ci salutiamo: «Dammi retta e fammi sapere come procedi».
Grazie Catherine.

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