Mister Connelly e figlia

Ingegnere, cronista di nera per un grande quotidiano di Los Angeles, candidato al premio Pulitzer, Michael Connelly ha sempre saputo di voler diventare scrittore di gialli. Quando lo incontro nella saletta di un grande albergo milanese, vestito di nero, i capelli bianchi cortissimi, il viso abbronzato, mi spiega, paziente: «È questo il filo rosso di tutte le le scelte della mia vita. Forse, perfino, di tutte le mie amicizie con poliziotti e avvocati che regolarmente mi fanno da consulenti».
Scrivere, mi assicura, resta la sua più grande passione. «Ho lasciato Los Angeles per la Florida perché volevo una vita più tranquilla e riflessiva. Lavoro tutti i giorni dalle 4 del mattino a mezzogiorno. Poi faccio altro, ma la mente resta sempre sul libro in cantiere. Anche, e soprattutto, quando mi dedico al mio hobby principale, la pesca. Uno sport che fa viaggiare la mente e che mia moglie odia perché lo considera uguale, se non peggio, allo scrivere. L’alternativa è il golf, altro sport che lascia ampi spazi alla riflessione».
E a domanda aggiunge: «Non m’importa che il giallo sia considerato un genere minore. Fatto sta che i nostri libri sono best sellers dunque piacciono ai lettori e su questo c’è poco da discutere. Del resto, i gialli non sono solo romanzi d’intrattenimento ma anche veri e proprio racconti di critica sociale con i quali si possono dire tante cose».
Incuriosisce, tra l’altro, che i suoi protagonisti abbiano tutti – in uno strano gioco di specchi – una figlia di 13 anni. Come lui. «Mi piace essere realista», confessa Connelly ridendo. «Tengo molto al rapporto dei miei protagonisti, il detective Hieronymus Bosch e l’avvocato Mickey Haller con le loro figlie. Nella descrizione dei personaggi uso tante caratteristiche di mia figlia. Con il vantaggio che i personaggi crescono assieme alla la mia ragazza e sviluppano gli stessi suoi gusti e lo stesso modo di parlare. Un altro modo per ritrarre l’evoluzione della società. E un po’ anche la mia. Per mandare avanti, senza noia, un personaggio seriale è essenziale documentare i cambiamenti del loro carattere nel tempo. I nomi restano, ma fisico e spirito cambiano di continuo (ognuno può constatarlo su se stesso) e così nell’essenza cambiano i personaggi davanti agli occhi dei lettori pur mantenendo il legame affettivo con loro».

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