Essere liberi fa paura

Leggo (la Repubblica) il commento della sociologa Chiara Saraceno in margine alla maternità di Gianna Nannini e al figlio di Elton John che come altri divi (Cristiano Ronaldo, Ricky Martin, Sarah J. Parker etc) è ricorso con il marito David Furnish a un utero in affitto. Dopo avere riconosciuto che “è inevitabile e anche giusto essere turbati dalla moderna tecnologia riproduttiva che consente “la frammentazione della procreazione”, Saraceno, aggiunge che le tante situazioni nuove possono far scattare il timore dell’abuso. Ma c’è anche una grande paura della libertà.
E completa: “In Paesi in cui la procreazione tramite donatore/donatrice e/o madre surrogata è ammessa, si è sviluppato sia un corpus legislativo che una giurisprudenza tesa a normare, ma anche contenere, i diritti di diversi soggetti coinvolti e i loro potenziali conflitti, ed esiste anche un ampio dibattito pubblico. In Italia, dove tutto è vietato, dilemmi e turbamenti non trovano spazio in cui essere elaborati senza precipitare nella condanna moralistica. E chi può permetterselo va all’estero.”
Insomma, per paura della libertà firmiamo una delega in bianco a centri stranieri, con tutti i rischi del caso.

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3 risposte a Essere liberi fa paura

  1. stefania scrive:

    e purtroppo diamo la nostra salute (e vita) in mano a medici (e talvolta ciarlatani) sui quali riponiamo tutte le nostre speranze senza ricevere in cambio alcuna garazia, nemmeno la serietà…. e questo discorso vale non solo per le tematiche legate alla pma (procreazione medicalmente assistita), ma anche per tutti i viaggi della speranza, cure con le staminali in testa, a cui siamo costretti dalla normativa miope ed ipocrita che regola il nostro paese..

    • Nicoletta Sipos scrive:

      Sono i temi che affronto nel mio nuovo libro “Perché io no?” raccontando le storie di un gruppo di amiche che mi hanno aperto gli occhi sulle follie delle leggi e i percorsi a tratti astrusi dell’etica. Un solo esempio: una delle mie protagoniste resta incinta grazie alla pma e scopre di aspettare quattro bambini. I ginecologi che consulta le dicono tutti che, dato il suo fisico fragile, non potrà portare a termine la gravidanza. Lei, disperata, chiede un intervento di embrio-riduzione. In altre parole accetta di rinunciare a due figli nella speranza di salvarne gli altri due. Il comitato etico nega il consenso all’intervento. Secondo il parere dei saggi la signora dovrebbe abortire evitando “pasticci” e ritentare la gravidanza più avanti. Ecco: è davvero un male cercare di salvare due figli su quattro? In nome di quale rigore vale meglio uccidere quattro feti che due? Restamo temi non caldi, ma incandescenti. Mi auguro che si apra un dibattito vivace su questa storia e le molte altre di cui mi sono occupata.

    • Nicoletta Sipos scrive:

      Sono i temi che affronto nel mio nuovo libro “Perché io no?” raccontando le storie di un gruppo di amiche che mi hanno aperto gli occhi sulle follie delle leggi e i percorsi a tratti astrusi dell’etica. Un solo esempio: una delle mie protagoniste resta incinta grazie alla pma e scopre di aspettare quattro bambini. I ginecologi che consulta le dicono tutti che, dato il suo fisico fragile, non potrà portare a termine la gravidanza. Lei, disperata, chiede un intervento di embrio-riduzione. In altre parole accetta di rinunciare a due figli nella speranza di salvarne gli altri due. Il comitato etico nega il consenso all’intervento. Secondo il parere dei saggi la signora dovrebbe abortire evitando “pasticci” e ritentare la gravidanza più avanti. Ecco: è davvero un male cercare di salvare due figli su quattro? In nome di quale rigore vale meglio uccidere quattro feti che due? Restamo temi non caldi, ma incandescenti. Mi auguro che si apra un dibattito vivace su questa storia e le molte altre di cui mi sono occupata.

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