Dice il Tar

Il Tar stronca le linee guida per l’attuazione della legge 194 sull’aborto emanate il 22 gennaio 2008, accogliendo il ricorso di 8 ginecologi e della Cgil nazionale.
Le linee guida volute dal governatore Formigoni restringevano in modo sensibile la portata della legge, anticipando tra l’altro il termine massimo per l’aborto terapeutico da 24 a 22 settimane e 3 giorni, chiedendo l’intervento di psicologi/psichiatri per valutare le condizioni mentali della donna e la presa in carico da parte dei servizi sociali non solo della donna, ma anche della coppia e della famiglia.

Cadono così, tra l’altro, anche la richiesta che la necessità dell’aborto terapeutico per sopraggiunti gravi problemi per la salute fisica e psichica della madre fosse certificata non da uno, ma da due ginecologi con l’aggiunta di una firma di presa visione del capo struttura.
Motivazione: una legge nazionale, si presume valutata secondo scienza e coscienza, non può essere modificata a piacere dalle amministrazioni regionali.
Nota bene: per esaminare il ricorso ci sono voluti due anni. Ma pazienza, prendiamo quello che passa il convento. E speriamo che la decisione del Tar metta al loro posto altre “correzioni di rotta” più o meno velleitarie decise da singole regioni in materie esplosive come fecondazione assistita e aborto.

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