Ipocrisie doc

Siamo sempre alle prese con la fecondazione eterologa, a chiederci se è lecita. E fino a che punto possiamo accettarla da un punto di vista etico e pure magari pratico. E quando, e come e in che modo dovremo eventualmente parlare ad eventuali figli per spiegare loro come sono venuti al mondo. Tutto ok. Ma già l’anno scorso, durante la presentazione di “Perché io no” a Sciacca, un gentile pediatra ci fece notare che – aldilà delle nostre ipocrisie – l’eterologa esiste in natura ed è sempre esistita. Nel senso che non sempre il padre biologico è la stessa persona che i figli chiamano padre. Il gentile dottore citò anche dei numeri – statistiche che mi sono state prospettate in altre occasioni e che ora tornano d’attualità. Secondo “La Repubblica”del 3 aprile 2012 – nel 20% dei casi il padre biologico non coincide con il padre legale e il dubbio dilaga. Cresce dunque il numero dei padri che si procurano test dai da te per avere la certezza di non allevare il figlio di un altro. E le sorprese abbondano. Come quella, esemplare e un po’ grottesca, dell’uomo che scopre di non essere il padre di entrambi i suoi figli. E a peggiorare le cose scopre pure che i due ragazzi non sono neppure dello stesso padre. Non farebbe male riflettere su questi dati prima di accanirsi contro certi mezzi che in qualche misura rimediano a quel dramma della natura che è l’infertilità.

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4 risposte a Ipocrisie doc

  1. maria grazia scrive:

    Io credo che non sia tanto un problema di ipocrisia ma di libertà intesa come responsabilità. Ognuno di noi vive e interpreta la vita come sa e crede. Poi ci mettiamo sopra un cappello, un foulard, un fiore. Abbelliamo il nostro piccolo mondo, tante volte, molto piccolo e persino squallido. Al di là dei giudizi di carattere intellettuale o morale secondo me la cosa più importante è rendersi conto da una parte che sul piano di relatà le cose che è possibile realizzare in questo paese, mi riferisco a ciò che è ‘legale’, camminano di pari passo con il costume. Il diritto cioè non è avulso dal modo dominante di vivere, fosse anche massificante e riduttivo delle differenze. D’altra parte ci sono tanti modi per coronare un sogno di paternità e maternità all’interno di un rapporto di coppia in cui un uomo e una donna si mettono in gioco, interamente, senza finzioni, senza doppi fondi, e decidono di diventare papà e mamma. Ci sono tanti figli abbandonati. E tanti genitori senza figli. Perchè non riconnetterci con l’idea reale che l’amore è scelta elettiva, adottiva, privilegiata e che non solo dalla pancia e dal sangue nascono i rapporti ma anche dal cuore e persino dal cielo!?! Invece ci ostiniamo a costruire un mondo a nostra immagine e somiglianza, fatto di stratagemmi, mezzucci, cose non dette, menzogne, desideri deboli, fasulli, trofei da esibire. Molte gravidanza cercate disperatamente e a tutti i costi sono il frutto della nostra cultura borghese fino alle midolla, provinciale, gretta. Ma chi è sto figlio poi? In che cosa somiglia a noi? Solo nei cromosomi? E se proprio non riusciamo a ‘riprodurre’ un figlio simile perchè non accogliere un figlio ‘insieme’, un figlio che ci viene dato, così com’è, senza ricorrere per forza a questo iter terribile, perchè lo è. Non venite a dirmi che è romantico fare un figlio in provetta! Abbracci e auguri di progenie e laicissima resurrezione ,-)

  2. Nicoletta Sipos scrive:

    Metti insieme tanti spunti degni di riflessione profonda, unendo la tua formazione di avvocato, l’educazione ricevuta e tanta vita vissuta. Dunque tu dice: meglio raccogliere un bimbo abbandonato che ostinarsi a inseguire altre modalità per “conquistare” una famiglia. Anche l’adozione, ti faccio notare, è una strada impervia soprattutto in Italia (a quanto mi risulta) e comporta grandi costi materiali e morali. Ma è una strada nobile, se si decide di affrontarla con “responsabilità” come dici tu. Ricambio affettuosamente sia gli abbracci che gli auguri

    • maria grazia scrive:

      Parlo come donna soprattutto. In Italia tutto è impervio, per usare un eufemismo, tutto ciò che riguarda la famiglia! Non esiste che uno stato sociale nominale, appena sufficiente, quando non pervenuto. Figuariamoci poi tutto ciò che riguarda il progetto desiderio di allargare la famiglia dal nucleo della coppia a quello di uno o due figli. Sembra ormai un lusso! E’ pazzesco. Molti problemi di infertilità, non si capisce bene se risolvibili nel tempo, ma pare di no, perchè il tempo gioca un ruolo negativo, anche quando non confinano con la sterilità, rischiano di sterilizzare il cuore e il cervello, molte coppie vanno in crisi, rinunciano a comunicare, amorevolmente, il loro dramma, che diventa una specie di boomerang, rinunciano ad elaborare strategie creative vincenti, amorose, giocose, rischiose, come sempre è tutto ciò che è connesso profondamente con la Vita. In più intorno al problema si annida da una parte la lentezza del sistema, politico istituzionale legislativo, che non viene affatto incontro alle disponibilità delle coppie, dall’altra il doloroso affaccio al business dei percorsi scelti. Squallido orrendo business. Sia l’accompagnamento a percorsi di assistenza sanitaria che quello di formazione per aspiranti genitori adottivi richiedono, in entrambi i casi, un superplus di motivazione e persino molti denari, che con i tempi che corrono, -l’economia è in stand by1-, scarseggiano per tutti. La via? Quella del coraggioso vivere, giorno per giorno, e combattere dentro le concrete situazioni per la migliore vita possibile…ma certo, non è facile, e mi rendo, le mie parole potrebbero sembrare vuote. Non siamo attrezzati per i miracoli e comunque neanche ce li aspettiamo, dobbiamo fare delle scelte difficili e vorremmo soltanto costruire una società civile e politica più r e s p o n s ab i l e. Un caro abbraccio

  3. Nicoletta Sipos scrive:

    Credo che la tua sia una testimonianza forte e coraggiosa. Grazie dal profondo del cuore a nome di tutte donne che sanno bene di cosa stai parlando

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