W la radio

Ho seguito, non del tutto per caso, la presentazione di una indagine congiunta GfK Eurisko -Ipsos sulla radio. In verità si tratta della prima indagine di base su questo ormai antico mezzo di comunicazione che rivela, a sorpresa, una straordinaria modernità. Risulta infatti in crescita, coinvolgendo giovani e giovanissimi, e si piazza saldamente al secondo posto dopo la tv, con ascolti tutti i giorni e tutto il giorno. Per di più cresce l’ascolto che si fa tramite la tv a dimostrazione di una preferenza per il mezzo radiofonico che fa riflettere.
Confesso che sono felice di questi risultati e ribadisco che la mia è una felicità totalmente disinteressata. Non ho agganci con il mondo della radio – anche se da giovane ho spesso sognato di entrarvi senza però mai passare all’azione – ma conservo un affetto antico per questo nobile mezzo di comunicazione. Ricordo ancora la festa che facemmo la sera in cui mio padre tornò a casa portando tra le braccia, manco fosse un gigantesco bambino, un apparecchio di seconda o terza mano. Era, credo, il 1951, ci eravamo stabiliti in Italia da poco, in qualità di profughi dall’Ungheria stalinista, con pochissimo denaro e molte speranze. La radio cambiò le nostre serate: cominciammo a seguire programmi di varietà e musica classica, del resto mio fratello e io eravamo proprio ragazzini e la politica non ci interessava affatto e penso che pure i nostri genitori ne avessero piene le tasche dopo l’indottrinamento subito nella vecchia patria. Sarà la nostalgia dei vecchi che rimpiangono il buon tempo passato, non lo escludo, ma ripenso a quel periodo con affetto grande. Era bellissimo stare intorno al tavolo a seguire – e riflettere e ridere e commentare insieme. La tv assorbe in modo diverso, o forse eravamo meno smaliziati, più disposti ad ascoltare le voci che venivano da lontano e a ripetere certe battute.
La forza d’attrazione che la radio rivela ora, a sessant’anni di distanza (mio Dio sono già 60!) mi stupisce e in qualche modo mi conforta, Con una sostanziale curiosità: dall’indagine GfK-Ipsos risulta che cresce anche l’ascolto della radio tramite cellulare. Mi domando come cambieranno le nostre abitudini: già adesso il telefonino consente l’accesso a Internet e ai Social, offre fotografie bellissime e agevola la lettura (mio nipote tredicenne ha caricato sullo smartphone una intera biblioteca). Se ci mettiamo pure la radio, ci porteremo appresso gran parte del corredo essenziale per la vita moderna, ma come cambieranno le nostre abitudini, cose ci porteremo appresso negli spostamenti, come modificheremo l’ascolto e la lettura? Urge sfera di cristallo per occhiata curiosa al futuro.

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Una risposta a W la radio

  1. Cristina scrive:

    Ho sempre amato la radio e anche adesso è il mio mezzo prediletto di intrattenimento, di informazione, di ponte fra me e il mondo. La radio è slow, non ti soffoca, non ti annega in una melassa di notizie, ti dà il tempo di ascoltare e di riflettere. E anche per la musica la scelta è ampia e ha una resa molto migliore della musica on line con un audio mediocre. Non ti obbliga a stare seduta, la ascolti dappertutto, è una grande amica… W la radio!

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