La sindrome dell’impostora

Mi colpisce molto quel malessere psicologico che gli esperti chiamano “sindrome dell’impostore”. In parole povere, l’incapacità di prendere per buoni i propri talenti, e dunque accettare nel modo più giusto eventuali lodi e apprezzamenti. In realtà bisognerebbe chiamarla “sindrome della impostora” perché ne soffrano soprattutto le donne che molto più degli uomini accusano insicurezza, mancanza di autostima e capacità di imporsi. Sarebbe questo il motivo che impedisce a molte di noi in carriera di fare la strada che meriterebbero, e ancora questa sarebbe a ragione per cui stentaiamo ad accettare i complimenti più garbati e rispondono a parole di stima con frase mozze tipo – sì, questa mi è venuta bene; sì, ma ho avuto aiuti preziosi; grazie ma in fondo è il mio dovere/mestiere/impegno quotidiano. Le variazioni sul tema sono ovviamente infinite.
Ed è possibilmente la “sindrome dell’impostare” – non tanto la gelosia o la diffidenza – che a volte rende difficile la collaborazione tra donne, aprendo a reciproche tremende sicurezze. Questi temi mi sono particolarmente cari e sto mettendo da parte alcune storie che possano illustrarli. Un aiuto sarebbe gradito – ma soffrendo della sindrome da tempi immemorabili non oso nemmeno suggerirlo ad amiche e amici. Se però mi mandate una osservazione o due, mi farete moltissimo piacere.

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Una risposta a La sindrome dell’impostora

  1. Nicoletta Sipos scrive:

    L’amica Paola Budassi mi ha lasciato questo commento sui messaggi di Face book. Lo riproduco qui con il suo permesso: “Ci hanno educato a non avere sogni, aspirazioni, obiettivi. Averli potrebbe farti uscire dal coro. Ti potresti esporre. Nessuno lo ha fatto mai per proteggerti, solo per poter controllare meglio. Poi per renderci la cosa ancora più difficile hanno relegato, noi donne, a ruoli ben definiti, etichettando come male tutto ciò che non rientrava nei canoni imposti. Ma è stato fatto di più, è stata fatta una classifica. Sogni e talenti di serie A e sogni e talenti che non si possono nemmeno definire tali. Quindi se sei una brava mamma non è un talento (crescerai solo bene i tuoi figli ed è un tuo dovere); se cucini bene una torta non è un talento (cosa ci vuole a fare una torta); se scrivi non è un talento (in fondo quelli che emergono sono più bravi di te). Ma cosa ne sanno gli altri dei miei talenti? Come possono giudicarli e su che basi? Se sei ricco e famoso sei talentuoso anche se non sai fare nulla di speciale ma hai solo seguito la corrente che sapevi ti avrebbe portato a quell’obiettivo. Sganciarci dal giudizio e guardarsi allo specchio ed essere fieri di quella torta così perfetta che è uscita dal forno o di un figlio di sei anni che si è impegnato per realizzare un sogno. Non bisogna per forza lottare per la pace nel mondo (serie A), per i bambini degli altri (sogno A). Imparando a riconoscere la propria natura si trova il proprio posto nel mondo senza sentire la necessità di affermarsi…perchè affermarsi è il bisogno di qualcuno che ci riconosca per quello che siamo perchè da sole non siamo in grado di farlo. Forse vivrò una vita che ai più sembrerà povera, costellata di sogni di serie B…che pensino quello che vogliono, per me non esistono classifiche ma solo talenti da esternare”.

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