Note in margine sul giorno contro la violenza sulle donne

Il convegno a Como l’abbiamo fatto ed è pure riuscito bene. Era intitolato DAGLI STEREOTIPI DI GENERE ALL’OMICIDIO. La Camera di commercio ha offerto un bellissimo auditorium e supporto tecnico, con la preziosa Emilia Mancinelli. Le imprenditrici comasche ci hanno messo presenza e passione con la loro presidente Ornella Gambarotto. Tutte brave le relatrici – Daniela Maroni (non imparentata con il Governatore) Maria Gabriella Anania, Livia Sarda, Chiara Milani, Maria Cristina Forgione e Primavera Fisogni. Ognuna di loro ha affrontato un pezzo del problema – psicologia, leggi, pari opportunità, storia di come siamo arrivati fino a qui e seduzione nelle sue forme più estreme.
Tanti i presenti, tra loro molti ragazzi. E proprio da loro qualche contrasto. C’è chi (femmina) contesta le quote rosa. Tema molto discusso e delicato. Pure io ero contraria, da giovane, ritenevo che il solo merito bastasse a difenderci. Ma senza le quote rosa avremmo quelle poche donne che abbiamo oggi, ai vertici, non per favoritismo ma per merito?
C’è pure chi, maschio, ci considera troppo femministe. Forse non si doveva dire che una donna deve sempre lavorare e faticare più dell’uomo non fosse altro perché ha da sbrigare il doppio lavoro fuori casa e pure in famiglia e solo ora si fa strada – gradualmente – il principio che le incombenze domestiche e gli accadimenti vanno comunque condivisi. Per altro è vero che ci sono donne profittatrici e ingiuste che fanno soffrire oltre ogni limite i loro uomini riducendoli in miseria. Ed è vero che pure le donne usano violenza e uccidono, se pure molto meno degli uomini. Ma mi domando: nella giornata internazionale delle donne, con 116 donne trucidate da mariti – compagni ed ex compagni – non era da prevedere un’ottica pro donne?
Senza per altro voler mancare di rispetto (parola spesso ribadita). Non parliamo più di uomini e donne, ma di “persone” dicono i ragazzi. Sì, questa è una aspirazione legittima, una nobile utopia. Parleremo di persone quando le donne guadagneranno esattamente quanto gli uomini a parità di lavoro e impegno. Parleremo di persone quando cesserà la guerra tra maschi e femmine. Del resto, la disparità di trattamento è dolorosamente evidente oggi quando gli uxoricidi se la cavino perlopiù con meno di vent’anni di reclusione e le donne devono subirne almeno dieci di più, come se uccidere un uomo fosse peggio che ammazzare una donna. Perché alla fine una donna vale “meno”.
E parleremo di persone quando tutte le donne e tutti gli uomini concorderanno sulla necessità di costruire una società più giusta senza alibi colpevoli. Al momento siamo molto lontani da questa meta. Penso al consigliere regionale lombardo Massimiliano Romeo – leghista – che attribuisce la differenza di salario tra uomini e donne al fatto che i maschi fanno straordinari, mentre le donne scelgono di occuparsi dei figli. E lo dice come se occuparsi dei figli fosse cosa poco importante e poco sociale, in una società che fa ben poco per i piccoli e limita i suoi sforzi ad assurdi Family Days che invitano i timorosi e procreare di più. L’affermazione ha dato scandalo, ma ha cambiato la prospettiva?
E pensiamo anche alla sindaca toscana – leghista pure lei – che nella sua pagina fb giustifica i femminicidi accusando in qualche modo le vittime che scelgono di fare prede e si tirano addosso punizioni in qualche modo giustificate.
Come si fa a subire e tacere? Come si fa a non disperare?
Domande senza risposta in margine a un convegno riuscito, costato fatica e passione. Per la cronaca: alle proteste dal ragazzo che si è sentito disturbato da certe insistenze appassionate non si sono levate grida di protesta, ma grandi applausi. Darei un panettone prenatalizio a chi fosse capace di spiegarmi se erano applausi di consenso (come temo) o tentativi di silenziare una voce importuna.
Arrivederci al prossimo anno con un altro convegno. Nel frattempo cerchiamo di frenare la strage delle donne. Una media 120 all’anno sarà meno degli anni scorsi, ma queste morti resta sempre assolutamente inaccettabili.

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4 risposte a Note in margine sul giorno contro la violenza sulle donne

  1. Anche una sola donna ammazzata in un anno, per me rappresenta una sconfitta. Costituisce un fatto aberrante, esecrabile, non degno di una società che si fregia di essere “civile” e le virgolette ci stanno tutte. Gli assassinii, gli omicidi, gli abusi, le botte non sono che la tragica e mostruosa punta di un iceberg, che quotidianamente nasce e si sviluppa da una base di violenze, umiliazioni, perfidie, cattiverie psicologiche e minacce gratuite perpetrate ai danni di mogli, compagne, fidanzate che, molto innamorate, non hanno visto dietro la maschera la figura di Barbablù. La paura, il terrore e l’annientamento di queste creature ridotte a povere cose in balia del mostro, noi che non abbiamo subito un tale trattamento, non riusciamo a spiegarcela. Spesso sento dire ” Perché non si ribellano?” Ma quando sei distrutta nel corpo e nell’anima, dove trovi l’energia per ribellarti a un tale massacro? Io la ritengo una vera tragedia della società, le istituzioni, gli enti preposti fanno quello che possono, ma devono avere le prove provate di quello che succede. E, se nel disgraziato caso di percosse o peggio di un omicidio, le prove si trovano, esiste un numero infinito di donne calpestate e vilipese da continue violenze psicologiche e ricatti emotivi che difficilmente si possono dimostrare. Ben vengano, quindi, i convegni come quello al quale hai partecipato, ce ne dovrebbero essere molti di più e i signori uomini dovrebbero, per una volta, bruciarsi la coda di paglia, abbandonare i preconcetti e ascoltare le nostre voci con la mente e il cuore libero. Mi sono forse dilungata, ma è un argomento che conosco in ogni sua piega.

  2. Cara Nicoletta sottoscrivo e condivido con te questa sensazione di amarezza per la scarsa consapevolezza che ancora caratterizza il nostro tempo, anche in molte donne e nelle nuove generazioni. Si scambia per libertà, integrazione, parità ciò che ancora si nutre nell’ombra della peggiore cultura del possesso o dell’ accaparramento ed esibizione di uno status economico di privilegio lucrabile in modo spregiudicato o accettando pesanti compromessi. La dignità e l’autorevolezza delle donne deve ancora passare da una organizzazione del lavoro opprimente, escludente o pregiudicante. Ma si sa per cambiare la cultura ci vogliono secoli. Facciamo bene a resistere, insistere, far cadere separatismi, avere fiducia. È questione di civiltà! Ma anche di giustizia.

  3. Nicoletta Sipos scrive:

    Grazie, cara poetessa. Avrei una gran voglia di vederti. Dovessi mai capitare nei pressi di Monopoli mi farò viva in tempo per una chiacchierata delle nostre

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