In libreria

Da giovane ho lavorato per qualche tempo in una libreria e sognavo, anzi, di diventare libraia. La vita mi ha portato altrove, e va bene così, ma torno sempre volentieri sul luogo dei miei sogni di ragazza per curiosare e imparare qualcosa. Ieri, invece, mi sono improvvisata nella nuova veste di venditrice. Non venditrice in generale, ma con l’unica mission di vendere il mio libro. Non oso dire che è stato facile, o comodo. Al contrario. Secondo le previsioni della mia amica libraia, i clienti si sarebbero fermati spontaneamente davanti al tavolino con “La promessa del tramonto” e avrebbero chiesto spiegazioni per affrettarsi ad acquistare il mio pregevole romanzo. Ovviamente non ho vissuto nulla del genere. I clienti tendevano a ignorarmi, alcuni mi hanno chiesto con un sorriso benevolo se ero nuova lì , altri hanno piazzato sulla mia pigna de “La promessa del tramonto” i libri che avevano consultato (e scartato) senza dare un’occhiata a me o alla mia produzione. Ma questo conta poco. Conta piuttosto quanto e come sia cambiata la libreria da quando ci lavoravo io, circa cinquant’anni fa. Per cominciare, i clienti sembrano avere molta più fretta. Entrano in volata mostrando sul cellulare il titolo o la copertina del libro prescelto, oppure ricordano vagamente un titolo, o il nome di un autore, avendolo visto da qualche parte perlopiù in tv. Altri ancora, citano l’autore che hanno visto da poco in tv e chiedono il libro che ha appena pubblicato. Certo cinquant’anni fa cellulari e tv incidevano ben poco sulla nostra vita e sulle scelte del pubblico. Se qualcuno avesse ipotizzato l’importanza che hanno oggi, lo avrei preso per matto. Ma mi ha stupito soprattutto il poco contatto tra clienti e librai (ovviamente fatte le dovute eccezioni). Ho come l’impressione che oggi gli acquirenti preferiscano girare indisturbati tra gli scaffali e perlopiù tengano in poco conto i consigli. Il rapporto tra pubblico e librai non è più basato su chiacchiere e fiducia. I suggerimenti vengono da fuori, altre fonti e altre teste. Sono, ovviamente, impressioni limitate e contestabili. Sul versante positivo noto che la carta vive, anzi, è tornata a fiorire dopo un periodo di eclisse. Ne sono felice, forse a causa dell’età non più verde, pur essendomi abituata a leggere su Kobo e Kindle, quando serve.

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