Piccolo caso, grande consiglio

Una strana storia vera. Strana e piccola, ma non poco importante. Strana e da non passare necessariamente sotto silenzio.
Giorni fa mio marito ha compiuto gli anni – tanti – e un suo fratello, impossibilitato a venire di persona, ha avuto la gentile idea di mandargli una lettera. La busta è arrivata ieri – con 12 giorni di ritardo – in più aperta e inserita in una busta di plastica trasparente malamente sigillata. Ovviamente qualcuno ha prelevato qualcosa dall’interno. Il primo pensiero è che il fratello abbia inserito nella busta qualcosa di valore. Telefoniamo. No, nulla di valore particolare solo un origami beneaugurante. Si sarebbe potuto scambiarlo per una busta di qualche sostanza proibita? Forse. Ma allora, constatata l’innocuità del piccolo dono, il controllore avrebbe potuto rimetterlo nella busta con tanti auguri e buona fortuna. E poi, se l’autore della effrazione fosse stato un impiegato della posta o un ufficiale della polizia, perché non giustificare l’apertura della busta con una spiegazione ufficiale e qualche parola di scusa?
E ancora: se l’indiscreto curioso non fosse stato un funzionario mosso da qualche motivo ufficiale, quali mezzi abbiamo noi per difenderci nella nostra veste di cittadini qualunque?
E anche: chiunque può fare il comodo suo con la nostra posta più innocente?
Tutto considerato cosa possiamo fare noi – cittadini anonimi – per difenderci da soprusi di questo tipo e altri ancora?

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