Dell’istinto materno

Serata dedicata alla violenza sulle donne, ieri, alla biblioteca di Vimercate. Un tema quasi d’obbligo considerando che si era al 25 novembre. Semplifico e riassumo: ho portato l’ormai tristemente noto armamentario di statistiche — ogni 8 minuti nel mondo viene assassinata una donna; ogni 90 secondi una donna muore per le complicazioni della gravidanza o del parto. In entrambi i casi, la colpa ultima ricade sulle maglie troppo lassiste della politica che non riesce a rispettare e a far rispettare fino in fondo la vita delle donne. Comunque sia la violenza continua e sembra in crescita. Col pericolo che i figli di coppie violente tramandino ai loro figli le ferite ricevute assistendo alle scenate dei genitori. Di conseguenza le bambine rischiano di diventare vittime passive e i maschi si ritrovano con un’accresciuta aggressività. Il discorso si sposta così su maternità e istinto materno. Mi riesce spontaneo citare la scrittrice americana Vanessa Diffenbaugh, autrice del romanzo cult Il linguaggio segreto dei fiori (Garzanti) arrivato in Italia all’undicesima edizione con 345 mila copie vendute (un dato strabiliante anche se la cifra fosse in qualche modo “gonfiata”). Vanessa, 36 anni, madre biologica di due bambini con varie esperienze come madre adottiva/affidataria, accoglie l’idea che l’amore materno sia come il musco, una pianta che cresce senza radici, separato da tutto ciò che lo circonda. Victoria, la protagonista del suo libro, è stata abbandonata alla nascita ed è convinta di non essere in grado di amare perché non è stata amata. Vanessa consola il suo personaggio, e migliaia di lettrici, smentendo che l’amore, come l’odio, vengano trasmesse da una generazione all’altra, come acqua che nutre le radici della pianta. È sua convinzione che questi sentimenti siano indipendenti da passato e futuro, perfino separati dalle persone che amiamo e privi di radici. Ne deduce che tutti sono in grado di amare i proprio figli di un amore profondo. Dunque ci sarebbe una molla nella nostra anima, che ci porta ad amare le creature che abbiamo messo alla luce. Ma è davvero così? E in che modo si rapportano queste idee americane alle concezioni di Elisabeth Badinter che tanto mi affascina e che da anni, vigorosamente contesta l’esistenza dell’istinto materno e lo considera piuttosto una costruzione sociale nata nel 700 e dettata dalla necessità di costringere le madri (si suppone “borghesi” a occuparsi dei figli in prima persona, senza cioé affidarli alle balie). Conclusa la serata, mi fermo a scambiare quattro parole con l’assessore Riva che mi ha invitata e alcune collaboratrici. Il tema ci prende molto. Concordiamo sulla necessità di riparlarne con più calma collezionando più informazioni.

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2 risposte a Dell’istinto materno

  1. Ciao Nicoletta, grazie per il tuo link su fb perche’ ho avuto modo di scoprire il tuo blog. Forse avevo anche commentato, all’epoca, il tuo calvario per arrivare a questa presentazione con lo sciopero dei treni… Comunque, bellissimo post. Bellissimo. Non avevo mai avuto voglia di leggere quel libro, le banali recensioni non mi stimolavano alcuna fantasia, ma questa tua… e’ incredibile. Lo hai descritto con una tale dolcezza che mi hai fatto venire voglia di leggerlo. Grazie!

    • Nicoletta Sipos scrive:

      grazie a te Lucy van Pelt. Massì, gli scioperi sono fatti apposta per complicarci la vita. Ma alla fine uno dimentica i problemi per ricordare la condivisione con persone gentili, il profumo del mare, il colore del cielo e il ristorantino sulla spiaggia che si può avvicinare solo d’inverno. Quanto alla Badinter: per me resta un mito. Mi dirai cosa ne pensi… Ok?

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