Stop femminicidio

Settimane intense tra conferenze, seminari e dibattiti su violenza domestica e femminicidio. Mentre le statistiche si allungano (sabato 24 novembre le morte erano 102, oggi non si sa perché purtroppo le cifre vengono aggiornate di giorno in giorno) le donne si trovano troppo spesso di fronte a discriminazione e aperto boicottaggio. Per non parlare del gran ventaglio di violenze. Continua a stupirmi l’origine più antica e vera di questa guerra che mette un bel numero di uomini contro donne condannate in partenza alla sconfitta. Mi affascina, in particolare, la spiegazione ripresa dall’amico professore Piero P. Giorgi, biologo e neuroscienziato dedito da quarant’anni agli studi su pace e non violenza. Secondo questa teoria, durante il Neolitico le donne hanno perso l’autorevolezza di cui godevano in origine perché sono rimaste in qualche modo legate all’agricoltura e non sono riuscite a inserirsi nel circuito dell’artigianato, posto a un gradino superiore della struttura sociale. Allo stesso tempo emergevano altri bisogni: la necessità di avere braccia a sufficienza per coltivare i campi spinse le famiglie a mettere al mondo un numero crescente di figli; il desiderio di lasciare la terra agli eredi legittimi spinse vero un controllo sempre più forte sulle frequentazioni delle donne. Via via che gli uomini affermavano la loro superiorità rispetto alle compagne, il loro controllo divenne, fatalmente, più stretto e violento, e spinse le donne sempre più in basso.
Portando avanti il ragionamento si potrebbe aggiungere che alla violenza interna alle famiglie faceva eco una crescente violenza sociale perché mentre le prime comunità agricole, per natura sedentarie, cominciarono a scontrarsi con le bande nomadi di cacciatori-raccoglitori che invadevano a tratti i loro terreni per prendersi i loro raccolti e rubavano gli animali addomesticati che non distinguendoli dai branchi selvatici cui davano la caccia. E in società sempre più violente, il bisogno di protezione portava le donne sempre di più alla mercé degli uomini che le difendevano ma a loro volta esigevano un prezzo molto alto per la loro protezione.
Tesi risicata? Possibile. Eppure è affascinante pensare che i guai di oggi sono nati prima di miti come quello di Pandora (che vede nella donna la portatrice di tutti i mali) o solo per colpa della Bibbia (che vuole le donne nate dalla costola di Adamo per dargli compagnia).
Naturalmente si può tranquillamente evitare queste teorie. La condizione della donna in tempi storici risente, di per sé, di un curioso miscuglio di fatali pregiudizi e tremenda arroganza.

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Una risposta a Stop femminicidio

  1. gioturrini scrive:

    Cara Nicoletta, per certo le vie dell’annichilimento/(s)oppressione morale, culturale e oramai perfino fisica e in stato di emergenza …… (quanto è necessario il tuo libro…!) sono state molte, per quanto financo noiose nella loro ripetitività sostanziale.

    Al proposito comunico qui per tutte/i due testi che hanno particolarmente segnato il mio percorso, che possono compendiare un inizio e una fine: il classico La violenza e il sacro di René Girard sui meccanismi di difesa/autodifesa/esclusione all’interno di una comunità e Lingua madre. Cure materne e origini del linguaggio di Dean Falk, 2011 Bollati Boringhieri (il titolo originale suona molto più suadente: “trovare le nostre lingue”…). Per me sono stati quasi magici nel mettere insieme i tasselli sparsi del puzzle di interrogativi!

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