Due punti e a capo

Mi restano molte sensazioni piacevoli del laboratorio di scrittura creativa sulle differenze che ho tenuto a Cascina, durante la fiera della piccola editoria. Per cominciare, Città del teatro, dove si sono tenuti gli incontri, è un luogo speciale, con un’energia particolare. Porto con me il silenzio (raro privilegio a Milano), il passaggio di bambini che vanno a teatro o a scuola di circo, la voglia di essere altro restando se stessi, emozioni e suggestioni diverse. Il meglio, naturalmente, è venuto dal gruppo dei 20 partecipanti, motivati, competenti, creativi. È bello scambiare idee, spunti e perfino contestazioni, con gente così talentuosa. È anche bello essere coccolati dalla direttore Donatella Diamanti, che lavora con buona parte dei 20 tutto l’anno. Voglio pensare che la soddisfazione sia reciproca e mi concedo un po’ di sollievo dall’accanimento ipercritico.
Registro, a lato, un piccolo extra. Recentemente ho sentito dire, in tono di rimprovero, che i giornalisti hanno il deprecabile vezzo di abbondare, scrivendo, nei due punti (:). Colpita, angosciata, ma decisa a migliorare, ho ripreso la bozza del nuovo romanzo che sto ricorreggendo per la nona volta, e ho cominciato a falcidiare i : che ho riscontrato. I giornalisti che tentano di scrivere qualche testo non solo funzionale, ma presuntuosamente letterario, sono molto sensibili alle critiche. Non per nulla un giornalista con ambizioni “altre” viene considerato – come dice l’amica Elena Mora – un palombaro ciclista, un fenomeno impossibile e aprioristicamente fragile. Ed ecco perché ho sfogato i miei complessi depennando due dozzine di innocenti : che mi stavano tra le righe. Ma poi, proprio mentre mi preparavo per il laboratorio tenendo sotto mano il più classico dei classi (I promessi sposi), mi sono imbattuta nel seguente passaggio irto di : messi lì per dare respiro al testo. Durante il laboratorio ho letto il breve brano ad alta voce, rilevando con gioia diabolica l’abbondanza di : con un senso di crescente euforia e riscatto. Il mio passato di giornalista finalmente mondato (grazie mr. Manzoni!) dall’abuso dei : fatali. Ma ecco il passaggio critico — mi riprometto di cercarne altri:
Due uomini stavano, l’uno dirimpetto all’altro, al confluente, per così dire, delle due viottole: un di costoro, a cavalcioni sul muricciolo basso, con una gamba spenzolata al di fuori, e l’altro piede posato sul terreno della strada: il compagno in piedi, appoggiato al muro, con le braccia incrociate sul petto. L’abito, il portamento, e quello che, dal luogo o v’era giunto il curato, si poteva distinguer dell’aspetto, non lasciava dubbio intorno alla lor condizione. Avevano entrambi intorno al capo una reticella verde, che cadeva sull’omero sinistro, terminata in una gran nappa, e dalla quale usciva sulla fronte un enorme ciuffo: due lunghi mustacchi arricciati in punta: una cintura lucida di cuoio, e a quella attaccate due pistole: un piccol corno ripieno di polvere, cascante sul petto, come una collana: un manico di coltellaccio che spuntava fuori d’un taschino degli ampi e gonfi calzoni: uno spadone, con una gran guardia traforata a lamine d’ottone, congegnate come in cifra, forbite e lucenti: a prima vista si davano a conoscere per individui della specie de’ bravi .
La sera, ritirandomi nella foresteria del teatro che gentilmente ci ospitava, ho tirato fuori il computer e ho rimesso al loro posto tutti i miei : troppo precipitosamente cancellati.

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