La favola di Annarita

Rendo conto dell’incontro con Annarita Briganti nella sede milanese di Cairo libri in compagnia di una dozzina di blogger interessati – e dunque interessanti – tutti lettori appassionati simpaticamente legati ad Annarita. Ne parlo con incolpevole ritardo dovuto a cause di forza maggiore e ai contrattempi della vita che non starò qui a lamentare visto che fa parte della mia sit com personale. Ma stiamo sul pezzo: tema dell’incontro era il nuovo romanzo di Briganti: L’amore è una favola (Cairo, pagg.190, E.13,00) che ha per protagonista la stessa Gioia Lieve, giornalista precaria, innamorata dell’amore, pronta ai più terribili sacrifici per diventare madre attraverso la fecondazione assistita nelle pagine del notevole Non chiedermi come sei nata, libro vincitore tra l’altro del premio Comoinrosa 2014. Il drammatico filo conduttore della prima storia era proprio la cosiddetta procreazione medicalmente assistita, rappresentata con un ritmo e una convinzione che hanno sicuramente favorito la trasposizione teatrale del testo, realizzata dalla stessa Annarita. Ne L’amore è una favola il tema della maternità negata è messo in ombra dalla travolgente nostalgia di un equilibrio sentimentale che darà a Gioia il coraggio di prendere sul serio i sentimenti a rischio di una brutta musata. «Il messaggio è chiaro» ribadisce la scrittrice «se ci credi stacci, anche se ti fa stare male».
È Annarita che ha infuso la sua vita in queste pagine o è Gioia che ha cannibalizzato senza pietà la sua creatrice? «Racconto da romanziera la società, i sentimenti e le relazioni anche in camera da letto» spiega lei precisando poi: «Nel racconto ci sono tanti personaggi che non sono figurine». Scrittori, artisti, attori, amori del passato forse riconoscibili, amici e soprattutto amiche di un «cerchietto magico» (eco del cerchio magico di cui parlano i giornali) che si incontrano a teatro con ricchi aperitivi alcolici. Non potevano mancare un colorito carosello di citazioni ad arricchire l’intreccio con soave lievità e un certo contenuto erotico (vedi per esempio il capitolo 13). Con tutta evidenza l’autrice segue con affettuosa partecipazione la ricerca amorosa della sua Gioia e ammette che nel libro c’è molto di autobiografico, tuttavia tiene a precisare: «Gioia è più forte di me».
Cadono di tanto in tanto – dopo tutto i blogger presenti sono in larga maggioranza al femminile – frecciate contro il potere maschile, il soffitto di cristallo che trattiene le donne lasciando ampio spazio di manovra agli uomini. Ma arrivano soprattutto chicche di vita vissuta. Come quando Annarita ricorda, quasi in sogno, «ho pulito i bagni per pagare la scuola Holden e ora ci torno da insegnante». O afferma sottolineando la necessità di una forte emigrazione giovanile: «noi nasciamo con la valigia». O come quando afferma con sicurezza: «Nella scrittura di un romanzo dev’esserci per forza una componente di sogno». Il fattore sogno è tanto più importante – aggiungo io – in questi anni difficili per l’editoria e la cultura in generale. Ma volentieri mi unisco a un’altra affermazione dell’autrice: «Milano è come New York, se lavori i sogni li realizzi». È l’augurio che faccio a noi tutti e in particolare ad Annarita: possa il tuo nuovo romanzo volare alto nel cielo dei desideri realizzati!

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3 risposte a La favola di Annarita

  1. Cristina scrive:

    Annarita è tenace e sensibile, molto intelligente… volerà sempre più in alto! In bocca al lupo…

  2. Nicoletta Sipos scrive:

    è il nostro augurio, vero cara sorella?

  3. Cristina scrive:

    Certo! Sono contenta di sapere che c’è chi ancora lavora col cervello e col cuore…

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