Dallo scandalo alla rivoluzione

Mentre preparo il mio nuovo corso sul tortuoso itinerario che dallo scandalo per l’ingiustizia subita o assistita porta in linea diretta alla rivoluzione, la realtà mi prende per la gola. Ed ecco come: una persona a me vicina, cardiopatica, accusa da diversi giorni alcuni fastidiosi disturbi che potrebbero essere causati proprio da un problema cardiaco. La persona è temeraria, ma si convince (o viene convinta) a prendere appuntamento con la struttura ospedaliera presso la quale è in cura da circa dieci anni. Quando telefona, una voce gentile le spiega che potrà certamente avere un appuntamento con il cardiologo di fiducia … nel 2017. “Perfetto”, commenta la persona “verrò senz’altro se riesco a restare in vita fino ad allora. Del resto, potrei mai avere un’alternativa?.” Senza perdere la sua perfetta serenità la voce telefonica spiega che sì, l’alternativa c’è: prenotare la vista privatamente. La persona esegue, un po’ perplessa – dopo tutto conosce l’Italia e sa che da noi può succedere di tutto – e quasi sorride quando mi racconta l’episodio che subito mi colpisce perché da vaghi ricordi mi sembra di poter dire – salvo errori e omissioni – che una struttura pubblica non può mandarti al settore privato (o qualcosa del genere).
Ci penso un po’ e mi viene anche in mente lo strano parallelismo di quanto accade nella realtà e il discorso ingiustizia/scandalo/rivoluzione. Per esempio, dall’ingiustizia della vendita delle indulgenze organizzata da papa Leone X nel 1517 alla rivolta del monaco agostiniano Martin Lutero che finisce per spaccare la Chiesa di Roma. O dalle tante ingiustizie e dagli arbitri sbandierati a fine 700 in Francia, fino alla Rivoluzione francese. La tesi sociologica è che ogni individuo – e ogni popolo – ha a disposizione una “bag of grievences” una sacca per le lamentele nella quale deposita via via le lamentele del momento, ponendo la sacca sulla spalla. Ogni lagnanza pesa come un sasso: ne consegue che la sacca continua ad appesantirsi con il passare del tempo. A un certo punto, quando il peso diventa intollerabile, quando un qualsiasi episodio apre gli occhi e fa capire che le cose non vanno per il verso giusto, l’individuo – o il popolo – mangia la mosca e reagisce. Mette la sacca per terra, la apre e comincia a lanciare i sassi che ha riposto lì dentro contro i responsabili delle molte cose che a suo dire non funzionano bene. Ho sempre trovato bella questa metafora e mi sembra che spieghi in modo chiaro e diretto la reazione di persone indignate, soprattutto se la loro rabbia scaturisce da una situazione reale.
Per essere chiara: non credo affatto che il rinvio di una visita medica (ancorché necessaria) possa essere usato come munizione per far scoppiare una Rivoluzione. Per altro non mi illudo nemmeno che una protesta- sia pure forte e vibrante – basti a velocizzare in qualche modo le procedure ospedaliere. O che renda giustizia all’amico aspetta da oltre quattro mesi un ricovero fissato per fine settembre 2015.Posso giustificare ritardi e malfunzionamenti pensando che tutti i governi tolgono soldi alla sanità, che il personale è oberato di lavoro a tutti i livelli e che bisogna essere felici se un ricovero in emergenza ti para il c… e ti salva la pelle: cose che succedono comunque ogni giorni perché alla fine gli ospedali nella grande maggioranza dei casi funzionano. Anche se sul fronte routine e prevenzione fa acqua da tutte le parti. Anche se scherzare con un cardiopatico può diventare un problema, per non dire di più e di peggio. Vorrei solo che la politica non confondesse le acque, che l’organizzazione ospedaliera fosse un tantino più brillante e tempestiva per rendere le emergenze meno ricorrenti nel segno di una ineluttabile fatalità. Ma poi ricordo che in fondo viviamo in Italia, che le cose vanno come possono, che troppo spesso barcolliamo e che dobbiamo dirci fortunati se non stiamo peggio di così. E forse, stranamente, se stiamo negli di tanti altri che sulla carta hanno moltissimi numeri più di noi.

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2 risposte a Dallo scandalo alla rivoluzione

  1. Cristina scrive:

    Di ingiustizie ce ne sono molte, troppe… ho appena finito di leggere sulla Stampa di una povera ragazza, tanto per cambiare incinta, perché credeva nel futuro col suo uomo, tanto per cambiare malmenata, maltrattata, pestata… alla fine ha denunciato i fatti, è tornata a casa, dai genitori e si è vista negare il bonus bebè, perché la richiesta era stata presentata dal Barbablù di turno, con l’iban del suo c/c. La morale che è tutto sospeso fino a sentenza del giudice e nel frattempo non si può fare la voltura per l’accredito sul suo c/c… Per quanto riguarda, invece, la Sanità devo dire che per alcune patologie, dove l’ospedale ti prende in carico da subito, funziona tutto a meraviglia e lo posso testimoniare, per il resto sugli appuntamenti c’è da stendere una trapunta pietosa e devi correre al PS se non vuoi andare privatamente, con tutte le conseguenze del caso: attese, intasamento del medesimo e via. Ho creduto molto nel 1968 e la nostra rivoluzione, ma guardandomi intorno, se qualcosa è cambiato a livello dell’individuo, per il resto mi viene da piangere, pensando agli ideali e alle aspettative… alla prossima, rivoluzione, s’intende

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