Confidenze

Strani discorsi tra amiche ritrovate sulla scia di “Perché io no?” e ancora più curiose implicazioni. Una giovane signora mi racconta della sorella, già madre di due figli adolescenti, che è rimasta incinta due volte ma ha subito due aborti. L’ultimo, pochi giorni fa, è stato particolarmente drammatico. Infatti la poverina ha rischiato di morire a causa di una tremenda emorragia. Lei stessa era certa di morire perché, mentre i medici facevano il loro lavoro, ha visto come in un sogno i due figli e, dietro a loro, sorridente e protettiva, la sua mamma, mancata una ventina d’anni fa. Sul momento ha pensato che fosse una visione di “congedo”, come se la mamma volesse chiamarla a sé. Tuttavia, dopo alcune ore drammatiche, si è salvata smentendo tutti i pronostici infausti. Anzi, la mia amica è certa che la sorella se la sia cavata grazie all’aiuto della loro mamma che ha avuto a cuore il bene suo e quello dei nipotini, troppo giovani per restare senza la loro mamma. Non sono Paulo Coelho e certe storie mi commuovono ma mi lasciano anche un po’ confusa e con una punta di scetticismo. Però, a ripensarci: il giorno del malore la donna in questione era sola in casa con i due figli ,mentre il marito era impegnato in un viaggio di lavoro. Ma pochi istanti dopo che si è sentita male, con dolori lancinanti e copioso sanguinamento, è arrivata una delle sue amiche del cuore che ha subito capito la gravità della situazione, l’ha prontamente “impacchettata” e portata al pronto soccorso dell’ospedale più vicino, dove la malata è arrivata in condizioni disperate. Fosse arrivata un’ora più tardi, forse non ci sarebbe stato più modo di salvarla. Bisognerebbe dire che ha avuto la fortuna dalla sua. E chi può dire se invece di una fortuna generica, non sia stato un intervento mirato ad aiutarla?

Questa voce è stata pubblicata in Perché io no?. Contrassegna il permalink.

9 risposte a Confidenze

  1. Aurora scrive:

    Ciao Nicoletta, sono Aurora e ho letto il tuo libro “Perché io no?”. Volevo raccontare la mia esperienza e, visto la storia lunga e complicata che sto scrivendo, ti ringrazio da subito perché ti serviranno tempo e pazienza per leggere. La mia odissea comincia nel 1987 (a 13 anni) con il primo intervento per appendicectomia e aderenze intestinali. Il secondo intervento nel 1991 (a 17 anni) per cisti ovariche con conseguente resezione della tuba dx. Il terzo intervento nel 1998 (a 24 anni) per aderenze intestinali e cisti ovariche con conseguente resezione della tuba sx e dell’ovaio sx. Il quarto intervento nel 2004 (a 30 anni) per cisti ovariche e aderenze intestinali con conseguente parziale resezione dell’ovaio dx. Morale della favola quando ho incontrato il mio attuale compagno abbiamo dovuto affrettarci nella ricerca di un figlio perché mi era dimasta solo metà dell’ovaio dx e l’utero!! Nel 2006 (a 32 anni) mi sono sottoposta alla prima FIVET e sono rimasta incinta, ma ho perso il bambino dopo neanche un mese di gestazione e lo stesso anno mi hanno rioperata per la quinta volta per cisti ovariche (anche se avevo mezzo ovaio le cisti si erano riformate!) e per effettuare il raschiamento a seguito dell’aborto. Nel 2007 mi sono sottoposta alla seconda FIVET e sono rimasta incinta partorendo la mia bambina a settembre dello stesso anno. Durante la gravidanza mi era stato comunicato dai medici (dopo essermi sottoposta al Duo Test) che la bimba soffriva della Sindrome di Down: vista la mia situazione clinica era fortemente sconsigliata l’amniocentesi e così, affidandomi alla fede per non cadere nella disperazione, ho proseguito la gravidanza senza sottopormi all’amniocentesi. Fortunatamente la bimba è nata sanissima con taglio cesareo ma, durante l’intervento, i medici non si sono accorti di aver reciso anche il mio intestino! Morale della favola, dopo una settimana dall’intervento, dal taglio cesareo mi uscivano le feci e sono andata in setticemia! Mi hanno riportata urgentemente in sala operatoria dicendomi di sistemare le mie cose perché probabilmente non sarei sopravvissuta. In sala operatoria è andato tutto bene e ho passato un giorno nel Reparto di Rianimazione. Peccato, pero’, che durante il secondo intervento ho contratto in sala operatoria (!!!!!) la broncopolmonite. Seconda morale della favola sono uscita (viva!) dal Reparto di Ginecologia quasi un mese dopo il parto pesando quasi dieci chili in meno di INIZIARE la gravidanza! Naturalmente ho le cartelle cliniche e gli esami che testimoniano la mia incredibile vicenda. A tutt’oggi ringrazio Dio di essere viva e di essere madre di una bimba stupenda di nome Iris. Alle donne in gravidanza o che cercano un figlio parlo con serenità e ottimismo perché, nonostante la mia esperienza, ricordo loro che ricevere il dono di un figlio è una cosa meravigliosa. Sinceramente la penso così perchè sono state proprio altre donne ad ostacolare il mio cammino per diventare mamma (amiche, dottoresse, infermiere!). Nel mio caso, purtroppo, la difficoltà ad avere figlio è stata causata dagli interventi subiti per cisti ovariche e da problemi intestinali, ma alla fine ho affrontato gli stessi problemi di fronte ai quali si trovano le donne con problemi di fertilità. Auguro ad ogni donna che lo voglia di diventare mamma, ma di non dimenticare mai quanto sia prezioso questo dono (perchè di un dono si tratta) e soprattutto, che i figli non ci appartengono ma ci vengono solo concessi. Ultima battuta: finchè nasceranno dei bambini vuol dire che Dio non è ancora stanco dell’uomo… allora speriamo che Dio (o chi per Esso) non si stanchi mai di noi!!!!!!!!! Baci, Aurora.

    • Nicoletta Sipos scrive:

      Cara Aurora, grazie per avermi inviato il tuo messaggio è bello, coinvolgente e da brividi. Tra l’altro, per quanto riguarda il racconto di possibili errori medici rispecchia la storia della mia amica Angelica che ha ispirato e fortemente voluto il libro. Lo ribadisco non per creare chissà quali resistenze ai medici, ma per ispirare un senso di cautela, prudenza e auto-gestione della propria salute. E ancora: sono d’accordo sulla constatazione che avere un figlio è un dono meraviglioso del quale spesso non ci rendiamo conto fino in fondo. Io stessa penso di averlo capito in tutta la sua estensione solo di recente, a un’età già considerevole. Ho anche sperimentato da vicino la falsa diagnosi di malattia del nascituro: da perderci la testa! Fortunatamente nei casi che ho seguito io alla fine sono nati bimbi sanissimi, cosa che pone più d’un problema sul valore di certe profezie. Non capisco invece l’accenno alle donne che hanno ostacolato il tuo cammino – e perché l’avrebbero fatto? Vuoi dire che dobbiamo diffidare delle donne che incontriamo lungo il cammino della maternità? Qualche spiegazione sarebbe utile per proseguire il discorso. Spero che tu trovi il tempo di scrivere ancora!

      • Aurora scrive:

        Cara Nicoletta, purtroppo nella mia esperienza sono state le donne a non considerare seriamente la mia voglia di maternità a partire da mia madre con frasi del tipo “Sei matta, io non farei tutto questo per avere un figlio! I figli o vengono o non vengono!”. Mia sorella ha mostrato totale indifferenza rispetto al percorso che stavo facendo per diventare mamma. Diverse infermiere, quando ho perso il primo figlio, mi hanno detto che avrei potuto adottare (ma non era affatto quello il mio sogno!) e una dottoressa che mi ha detto che non avendo le tube era addirittura inutile sottopormi alla FIVET!!! Quindi ho incontrato diverse donne che, soprattutto psicologicamente, non mi hanno di certo sostenuta e non commento la “diagnosi” fatta dalla dottoressa che lavora in Ginecologia! Le famose “amiche” si sono dileguate e non sono nemmeno venute a vedere mia figlia dopo la nascita o a trovare me in ospedale: purtroppo i problemi legati alla sterilità e all’infertilità sono ancora un grande tabù. Io fin dall’inizio sono rimasta SOLA con il mio meraviglioso compagno che mi ha sostenuta in ogni secondo del nostro percorso. Tutto intorno avevamo il vuoto. In questi ultimi mesi, vista la mia esperienza in solitaria, sto dando sostegno a diverse donne (coraggiose e straordinarie!) che cercano un figlio. Non faccio nulla di particolare, ma di sicuro le incoraggio, le consolo e le aiuto, naturalmente senza sostituirmi ai medici. Grazie per l’attenzione e buona giornata, Aurora.

        • Nicoletta Sipos scrive:

          Se vogliamo essere ottimiste (dobbiamo esserlo altrimenti ci viene da urlare) ci consoliamo pensando alla tenerezza del tuo compagno. Per le donne a te più vicine che non ti hanno sorretta né incoraggiata, temo che i pregiudizi e le paure siano troppo radicate. La dottoressa è un esemplare perfino troppo comune. E poi ci sei tu: capace di trasformare il tuo dolore in un carico di generosa condivisione con le amiche in difficoltà e con i lettori di questo blog a cominciare dalla sottoscritta. Grazie, Aurora.

  2. Aurora scrive:

    Scusa Nicoletta, dimenticavo… Tra le “splendide” donne che non hanno avuto rispetto del mio desidero di maternità c’erano anche tre mie colleghe che non si sono neanche degnate di mandarmi un sms di felicitazioni per la nascita di mia figlia. Naturalmente, quando sono tornata dalla mia odissea, ho trovato in ufficio (sono impiegata) a malapena la sedia e la scrivania ma non il PC per poter lavorare e le mie colleghe non mi rivolgevano quasi mai la parola. Alla fine il mio datore di lavoro nel 2009 mi ha messa nelle condizioni di lasciare il mio lavoro dopo 6 anni, nonostante la promozione da lui stesso ottenuta nel 2006! Da allora non sono più riuscita a trovare un lavoro come impiegata perché non posso contare su nessuno che possa seguire mia figlia dopo le ore 16 (quando esce dalla scuola materna). Così in questi ultimi due anni mi sono arrangiata in qualche modo facendo la colf o le pulizie in case private. Certo la mia situazione economica è difficile, ma il mio compagno mi dice sempre che aver avuto nostra figlia è stato come vincere il Superenalotto e che, quindi, non possiamo chiedere altro e che va più che bene così… e io naturalmente non posso che concordare! Ti lascio e ti invio un grosso abbraccio, Aurora.

  3. Nicoletta Sipos scrive:

    Qui tocchi un altro immenso problema: benché le leggi difendano in linea teorica le neomadri, il ritorno al lavoro dopo una maternità diventa spesso una sfida impossibile. Proprio ieri ne parlavo con una gentile signora, incontrata alla presentazione di un libro, licenziata quando ha detto al capo che doveva assentarsi per un certo periodo dall’ufficio perché andava in Colombia per adottare un bambino. E poi non ci si stupisca se in Italia la natalità è diminuita in modo cospicuo! Messaggi come i tuoi danno di che riflettere: grazie

  4. Nicoletta Sipos scrive:

    Aurora, racconti una storia di grande sofferenza e grandissimo coraggio. Ti abbraccio e ti ringrazio di averci confidato questo stralcio della tua vita

    • Aurora scrive:

      Ciao Nicoletta, ti scrivo perchè, dopo tempo, sono tornata sul tuo sito e mi sono accorta che “Shelli” ha copiato e incollato di sana pianta la mia storia personale senza nemmeno preoccuparsi di cancellare il mio nome! Ovviamente spero che tu ti sia accorta di questo e spero che si tratti di uno spiacevole inconveniente e non voglio pensare che ci siano persone che fanno loro sofferenze mai vissute, mancando di rispetto a quanto ho scritto. Ciao, Aurora.

  5. Nicoletta Sipos scrive:

    Cara Aurora -confesso di essere caduta in trappola. Ti chiedo scusa. Vorrei capire pure io le ragioni di Shelli – ma credo che ben difficilmente arriveremo a capire perché ha copiato e cosa voleva dimostrare … certo è che non ha mancato di rispetto solo a te, ma a parecchie altre persone. Ti abbraccio

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>