Regine dell’eros

La risposta alle preghiere di tanti editori in crisi si chiama E L James, la signora (guai a chiamarla casalinga) che si è inventata 1500 pagine di Sfumature in grigio, nero e rosso fornendo tre libri che vanno via come il pane. Venti milioni di copie tra Stati Uniti, Inghilterra e Olanda, e alcune centinaia di migliaia qui da noi. Roba da leccarsi i baffi con il mercato asfittico di questi tempi. Eppure, a guardarla così, la signora E L James (all’anagrafe Erika Leonard) non sembra possedere le caratteristiche dell’esperta da luci e ombre più che accattivanti nel passato. Media statura, discretamente sovrappeso, sorriso buffo, smorfie accattivanti, sembra piuttosto (guai a dirlo) una felice casalinga che ha azzeccato un bel terno al lotto. Assicura, accattivante, di non poter ancora credere alla sua fortuna, anche perché l’idea di inventare la coppia romantica Anastasia Steele e Christian Grey le è balenata più che altro come un gioco e una sfida. Dice di avere studiato su Internet e di avere “sperimentato” con l’aiuto di suo marito: spiegazioni modeste sotto il profilo erotico. Si mostra umile, concreta e rassicurante. Sembra ignorare i risvolti insidiosi dei suoi libri, con quel sesso violento così onnipervasivo e allettante in anni in cui dilaga la violenza sulle donne – quella mortale, non giocata, temibile – e il femminicidio è una piaga internazionale. Chi stabilisce i limiti tra le trasgressioni alle E L col sesso violento liberamente accettato, e la violenza cattiva dei giochi privati che nulla hanno di raffinato ed erotico? E L scaccia il problema, non vuole vederlo né, tanto meno, tenerne conto. E chissà cosa sta già preparando nel suo antro di sogni proibiti. In effetti il suo punto di partenza – innestare pagine di trasgressiva prurigine sul troncone di un rosa classico – è il classico uovo di Colombo. Come hanno fatto intere generazioni di scriventi a non pensarci? Cosa ha trattenuto il loro talento dal tracimare su sponde amorose di epica portata?
Durante uno degli incontri con la sgamata autrice, una collega giovane e attenta mi ha chiesto, pensierosa: ma secondo te quella ci è o ci fa? Una domanda retorica nell’epoca in cui buona parte dei best seller popolari vengono costruiti a tavolino con l’intervento di agenti, editor ed esperti. Ci fa – ci fa, ed è indubbiamente portata. Anche se ci fa pure rimpiangere le passate regine del rosa classico, quello casto con l’amore tra le righe.
Barbara Cartland, per esempio. Mi ha ricevuta nel suo castello da regina quando aveva già più di novant’anni (è morta nel 2000 alla vigilia dei 99), con una Rolls Royce rosa davanti al portone (730 libri venduti per oltre un miliardo di copie possono questo e altro). Una gran dama vestita di tulle rosa, le parrucche a ricuprire i capelli ridotti a una nuvola, gli occhi rimpiccioliti, le labbra troppo rosse e i cerotti dietro le orecchie per tendere la pelle flaccida. Un osso duro sotto ogni punto di vista: ricordo i suoi sguardi pieno di rimprovero per la mia mise non proprio alla moda, l’impazienza con la quale rispondeva alle prime domande, la benedetta pausa del tè servito in biblioteca da un inappuntabile maggiordomo. E la visita al castello che conteneva, tra l’altro, un letto appartenuto a Napoleone. Con la mia battuta: Del grande guerriero la prima moglie, Giuseppine Beauharnais, diceva Bon a part est bon a rien. La risata della regina, i suoi occhi improvvisamente curiosi. Le confidenze sui suoi molti amori (per lo più già spirati quindi neanche a parlare di conferme che comunque, da gentiluomini, non avrebbero mai offerto). Le parole oblique sulla principessa Diana, allora beniamina degli inglesi e del mondo, sua avida fa nonché nipote acquisita avendo la figlia Raine sposato il visconte Spencer. Ricordo la sicurezza con la quale parlava delle storie che dettava ogni giorno di buon mattino alla segretaria, e l’orrore per ammiccamenti e compiacenti trasgressioni. Si considerava una maestra di vita, decenza e amore. E a modo suo lo era. Anche se i suoi molti libri sembrano d’un tratto inghiottiti dal tempo. Così passa la gloria del mondo. Chissà che fine hanno fatto i suoi tulle e le parrucche… mah.

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4 risposte a Regine dell’eros

  1. alessandra scrive:

    oddio mia adorata non vorrei sembrarti in preda a un attacco di acidità rosicona, ma tu dopo volo mi tiri in ballo la casalinga paciarotta… non è invidia la mia, giuro, se milioni di copie le vendesse quella grande dama di p. d. james ne sarei felicissima, ma questa io non la reggo proprio! si vanta di aver creato a tavolino un romanzo partendo da twilight, e c’è chi la ammira per la sincerità con cui ammette di aver avuto una sorta di progetto di base, alla faccia della creatività… e mi mette tristezza pensare a tutte ste donne che considerano chissà che rivoluzione sessuale leggere di una che ama farsi sculacciare, maltrattare, ecc. ok, secondo tanti critici il discorso sul sadomaso è affrontato benissimo/è molto più complesso ma intanto se ne parla/ecc ecc Ma cosa c’è di sexy nel pensare a una donna sculacciata??? non ce ne sono già abbastanza di donne pestate, maltrattate in mille modi e ammazzate? tu che ne hai scritto con arte e passione mi capisci… è davvero moderno e rivoluzionario leggere certe descrizioni che a me invece di eccitarmi fan venire voglia di denunciare l’autrice? Sul Sun ho letto una decina di interviste a donne che vantavano una nuova e radiosa vita sessuale dopo aver letto sto libro: ma come erano messe prima? io non riesco a pensare che leggere di un rapporto padrone/schiava sia così liberatorio e aiuti a liberare la propria fantasia erotica: forse c’è talmente tanto sesso esibito ovunque, in ogni situazione, dalla pubblicità ala politica, che la violenza tanto condannata sui media in realtà provoca brividi di eccitazione, boh. io ricordo ancora il mega castigo che mi ero beccata quando mio padre ha trovato fra i miei libri Porci con le ali… beh, quel libro per me e le mie compagne di classe era stato una vera illuminazione, ci eravamo innamorate tutto di rocco, quelle pagine erano veram. rivoluzionarie. adesso pensare che c’è chi si eccita pensando a sculacciate e cagate simili mi fa tristezza

  2. Nicoletta Sipos scrive:

    Credo tu abbia ragione. Temo che nel caso di questa megabestseller in particolare ci sia di mezzo un effetto di echi, imitazioni, rincorsa al cult. Comunque, è chiaro che si vende di più se l’editore invece di stampare 3 mila copie a fatica, decidere di proporne 100 mila. E sono proprio i messaggi occulti del rapporto di sottomissione a inquietarmi. Come se, avendo conquistato così tanto, con tanta fatica, le donne (termine generale) si fossero stancate. E invece di limitarsi a tornare indietro, volessero scendere più in basso. Ignorando umiliazioni e dolori e tutto il resto. E intanto, basta leggere i dati di cronaca, il femminicidio continua.

  3. Blankette_Girl scrive:

    Non posso non commentare anche a questo giro – stiamo parlando di un “caso” che oramai è sulla bocca di tutti e in libreria non si può fare finta di non vedere l’enorme pila di libri di grigio, di nero e di rosso che invadono il campo visivo. Anche a costo di passare per la solita “bastian contraria” invidiosa.

    Io ho letto la trilogia, presa da enorme curiosità, ma mi spiace dire che mi sono anche andata a leggere la fan-fiction dalla quale è stata presa la trilogia. Insomma, era una vecchia storia basata sul mondo di Twilight, hanno sostituito i nomi di Edward e Bella con quelli di Christian e Anastasia ed il gioco era fatto. Non sono contro questa pratica delle fan-fiction (per carità ne ho scritte per farmi le ossa nella scrittura e ne scrivo tutt’ora per diletto), è questa dannata trilogia che non mi va giù nel suo messaggio complessivo. Insomma, il tema del sadomaso è trattato in maniera fuorviante e del tutto superficiale (se veramente l’autrice in questione avesse qualche esperienza di BDSM, la mia opinione è che non lo avrebbe trattato in maniera così facilona. Non ho esperienze dirette, ma mi è bastato andarmi ad informare in maniera approfondita), la storia di per sé è abbastanza claudicante… E in più – cosa che mi indigna in assoluto – mi viene sbattuto in faccia che una donna come Anastasia è una donna “libera, sottomessa e felice” (letto in qualche rivista femminile non troppo tempo fa). Non ci trovo nulla di bello e io personalmente non sono affatto felice di vedermi sbandierato questo “archetipo” di donna del 2012, specie alla luce di quanto sta accadendo con tutte queste donne ammazzate per un nulla.

    Quella trilogia non ha nulla di erotico, neanche nello stile delle descrizioni di certi momenti intimi, che anzi trovo piuttosto rozze. La letteratura erotica, fortunatamente, ha avuto autori ed autrici decisamente migliori.

    Un caro abbraccio,
    Alessandra

  4. Nicoletta Sipos scrive:

    Interessante il riferimento alla ripresa di Twilight che la nostra autrice non nasconde. Ma che, a quanto dici tu, è andato ben oltre la semplice soffiata. Concordo perfettamente sulla pericolosità del messaggio posto con tanta leggerezza. Grazie sempre dell’attenta, simpatica e sempre interessante partecipazione! Grande abbraccio anche da parte mia

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