Il numero di Dunbar

Sono tra 100 e 250 le persone con le quali possiamo avere un rapporto personale stabile. In media si assume che le relazioni strette siano circa 150. Questo è, in effetti, il numero di Dunbar – dal nome del sociologo che ha formulato la teoria considerando le capacità non infinite del nostro cervello
Ci sono arrivata leggendo il bel libro di Paolo Iacci – L’arte di strisciare – Guerini editore e ne ho avuto la conferma stasera, partecipando alla simpatica festa in onore di un amico giornalista di lungo, anzi lunghissimo, corso. Ci conosciamo da tempo e negli anni ho frequentato diversi suoi collaboratori. Di alcuni ero diventata amica, di altri ho scritto, con certi ho condiviso ansie e dolori. Eppure, d’un tratto, mi sono sentita una perfetta estranea tra loro. Vittima di una gravissima forma di alienazione o mani di persecuzione e smarrimento mentale? Niente affatto. I più non li vedevo da una decina d’anni, forse più. Fatto sta che le nostre vite si sono inesorabilmente sfilacciate e separate. Nel frattempo io ho allacciato altre amicizie, altre consuetudini, e loro pure. Ci siamo ritrovati da cortesi estranei con un terreno comune da rinvangare e condividere, piacevolmente sorpresi di essere vivi, nonostante i mille guai dei nostri tempi. Ma, quanto a me, inesorabilmente out dai loro giri, separati ormai da un vuoto incolmabile.
E tutto questo mi fa pensare e forse perfino capire le ragioni di una qualche marginalità (la mia). L’Italia – lo deduco sempre dal libro di Paolo Iacci sull’antica e nobile arte dell’adulazione – vive per clan e mafie. Si procede in gruppi – se pure in qualche modo sparsi – sotto l’egida di un potente. Non c’è posto per lupi solitari. Il sistema non li tollera. Sarà pure obsoleto e superato, chiuso e sa di muffa, ma per i potenti (e i loro adulatori) questo dettaglio importa ben poco. In un qualsiasi ambito professionale lo spazio riservato agli esterni è molto ridotto, quasi inesistente.Tanto peggio se sono pensionati… A meno che i suddetti esterni non giungano sulle ali di opportune raccomandazioni. Insomma, guai a chi resta solo.
Ho fatto, insomma, una scoperta preziosa, teoricamente utile. In pratica – a questo punto del percorso – con i giochi più che fatti – il suo valore è limitato. Comunque, meglio tardi che mai. Nel caso che la risurrezione dia una ipotesi concreta, si potrebbe magari mettere in pratica la lezione. E cercare un capo da lisciare a dovere, con pazienza e convinzione, secondo le regole enunciate da Iacci. Lui è un guru delle risorse umane, uomo cult di mille ristrutturazioni aziendali. Tanto vale adottare i suoi consigli….
Amen

Questa voce è stata pubblicata in Diario. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Il numero di Dunbar

  1. Paola scrive:

    Forse non arriverò mai a niente ma ho intenzione di tenermela ben stretta la mia anima solitaria..anche perché poi, alla fine, è con noi stessi che dobbiamo fare i conti. Aver lisciato il pelo a qualche capo branco non mi darà mai la soddisfazione che provo nel guardarmi allo specchio e sapere\sentire di non essermi mai tradita.
    In un’altra vita chissà, sarò anche un’altra persona…

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>