Libertà di pensiero?

Mi mette ansia pensare che Amazon ha messo in commercio gadget ispirati ad Auschwitz – una infamia in sé – ritirandoli precipitosamente alla giusta protesta del Museo di Auschwitz.
Allo stesso modo mi preoccupa che il rettore dell’Università di Siena abbia lì per lì giustificato le esecrabili uscite del professor Emanuele Castrucci – sul fatto che Hitler  abbia difeso la civiltà europea combattendo i veri mostri che oggi dominano il mondo – definendole “opinioni del tutto personali” e dunque ammissibili nel sacro nome della libertà di pensiero. Naturalmente il professor Francesco Frati è stato costretto a correggere precipitosamente la rotta davanti al coro di proteste… e all’ovvio dato storico dei 6 milioni di ebrei sterminati e dei 55 milioni di soldati e civili per difendere il Reich di Hitler e il suo slogan: “prima i tedeschi”.

Ma se i tweet del professore e i gadget orripilanti fossero passati inosservati? Se nessuno avesse protestato?
Più ancora: cosa succederà quando noi vecchi saremo fuori circolazione e non resterà nessuno a protestare? Quanti prenderanno per buone le azioni insensate e le idee folli di tanti “creativi” borderline?
Mi sento morire all’idea che qualcuno sia pronto a giurare – ostentando buona fede a coprire il marciume – che i lager di sterminio erano parchi di divertimento dotati di attrezzature lussuose. E vedo rosso quando quel qualcuno – in realtà troppi – cerca giustificazione nella libertà di pensiero. Un concetto supremo nel quale credo fermamente, ma che non può comunque giustificare ignoranza, menzogna, cattivo gusto, perversione disumana, follia.

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