Questione di parole

Leggo finalmente con attenzione il dizionario “Parola di donna” a cura di Ritanna Armeni (Ponte alle Grazie) e ovviamente mi soffermo sulla voce FECONDAZIONE ARTIFICIALE. Già quell’artificiale che sostituisce l’espressione più comune FECONDAZIONE ASSISTITA anticipa l’animo dell’autrice della voce: la giornalista Nicoletta Tiliacos collaboratrice de “Il Foglio” che tra l’altro una trentina d’anni fa a fondato in “Gruppo di attenzione sulle tecniche di fecondazione artificiale.” Considerando che nel contesto la parola artificiale si contrappone a naturale, è chiaro lo spirito con cui viene esposto il problema, corredato del consueto elenco di preoccupazioni che denunciano
lo spauracchio dell’eugenetica (a cominciare dalla selezione del sesso del nascituro),
la faciloneria con la quale si creerebbero nuove (inique???) parentele con fecondazione eterologa e maternità surrogata
e l’ardire di coppie che, essendo portatrici di malattie genetiche, potrebbero addirittura scegliere di avere figli sani attraverso la selezione degli embrioni, scartando i bambini malati. Una selezione che a dirla così fa davvero male al cuore, per la sottintesa uccisione di tanti piccoli innocenti, se non si pensa alle sofferenze fisiche e psicologhe di certi bambini messi al mondo benché malati in modo grave.
Inquietante, poi, il riferimento alle malattie genetiche rare e alla sterilità presenti nei bimbi che nascono “dalla provetta”. Ancor più inquietante la citazione di un discusso volume del biologo francese Henri Atlan convinto che un giorno non troppo lontano potremo riprogrammare le cellule della pelle per ottenere senza problemi ovociti e spermatozoi e l’insinuazione che faremo incontrare i futuro gameti in uteri artificiali attualmente allo studio per evitare alle donne il fastidio della gravidanza (vedi “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley). Quest’ultima è l’ipotesi più fantascientifica: come si fa a ignorare l’invidia del pancione che turba tante donne in cerca di un figlio? Qui però l’autrice resta ancorata a un repertorio di orrori che dà i brividi a chi non conoscebi problemi delle 20 coppie su 100 che non riescono ad avere figli in modo spontaneo, e fa apparire capricciose, inique e paranoiche gran parte delle donne e degli uomini costretti al percorso pma. In breve, la voce FECONDAZIONE ARTIFICIALE serve alla propaganda anti-pma più che a una concreta informazione. E dire che abbiamo un bisogno estremo di capire – informarci e riflettere sui problemi veri che aumentano in relazione con l’inesorabile aumento dell’infertilità – più che di slogan, idee preconcette e paure alimentate ad arte per nascondere dati, fatti e statistiche. Ancora una volta prevalgono le (cosiddette) ragioni etiche su considerazioni di tipo più oggettivo. Peggio ancora: sembra che l’oggettività non possa applicarsi al dramma della pma.

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2 Comments

  1. Nicoletta Sipos

    Sono d’accordo. Sulla pagina fb “Perché io no?” una decina di giorni fa abbiamo postato un interessante articolo di Filomena Gallo e dei suoi esperti su questo libro e sulle inesattezze che contiene. Peccato. Tra le collaboratrici ho trovato nomi eccellenti e Ritanna Armeni ha molti numeri. Evidentemente la pma infastidisce molti. Grazie comunque dell’attenzione e … alla prossima!

  2. Ilaria

    E’ veramente sconcertante….Ti ringrazio per aver levato anche (ancora) la tua voce contro queste cattiverie….Sì, la giornalista in questione pare si sia occupata di “Procreazione assistita” ….e questo è ancora più inquietante. Ma se da una che scrive su “Il foglio” ci si può aspettare anche questa “particolare” visione della questione….mi domando….Perché la Ritanna Armeni ha affidato proprio a lei la redazione di tale voce? Ti confesso che questo quesito mi sconcerta e mi preoccupa più di ogni altra cosa….

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