Idee cercansi

Allarme rosso per l’editoria italiana. A leggere le analisi catastrofiche degli ultimi giorni, dopo una grigia e deprimente Fiera di Francoforte, per i nostri libri non c’è più speranza. E l’e-book in rimonta, da un 1,5 % al 3 e qualcosa del mercato, non può bastare come scialuppa di salvataggio. Siamo ala naufragio del Titanica, al “si salvi chi può”. Meglio ancora, si fa strada la brutale parola d’ordine “chi c’è c’è e chi non c’è s’arrangia”. Nel senso che in questo mercato asfittico trovano posto solo bestselleristi o comunque scrittori garantiti da solidi successi precedenti o esordienti “di qualità”. Categorie fortunate che sembrano destinate a spodestare la fascia mediana, se pur valida/simpatica/talentuosa ma sprovvista del giusto bollino di garanzia.
Del resto il diavolo si mangia la coda. Mentre le librerie minori chiudono e le grandi catene si pongono come regola quella di ordinare UNA SOLA COPIA per titolo, in mancanza di adeguata visibilità la produzione in circolo rischia di finire direttamente al macero. A meno che…
A meno che ci sia un’idea, uno spunto di ovvia diversificazione — certo è che su questo punto monsier Lapalisse va a nozze, ma non è detto che le idee più banali siano sbagliate. Al contrario. Del resto, un segnale da Francoforte è già arrivato con alti indici di gradimento per libri romantici dopo la lunga sbornia erotica. E forse, con meno libri di quel tipo in circolazione, gli erotici nuovi piglieranno anche di più.
Alla ricerca del diverso, arriva in libreria IL BUCO di Orecchio acerbo — un libro grafico e senza la noia delle parole, alla ricerca di un misterioso, inafferrabile, buco che si sposta davanti agli occhi dell’omino protagonista. Il discorso è filosofico e tolemaico garantisce l’editore. Per altro il libro ha un buco reale al suo centro, motivo per cui non potrà mai diventare un e-book. Che se poi si troverà il mezzo di farne una edizione digitale, anche quello sarà motivo di vanto e promozione.
Stiamo comunque scivolando verso l’era del no editoriale. Se fin qui eravamo spinti da stimoli positivi, esortazioni, inviti, complimenti ai lettori, adesso arriva LA GUIDA DI CHARLIE JOE PER NON LEGGERE (Nord-Sud edizioni) prevalentemente indirizzata ai ragazzi, ma nell’essenza per tutti. Ovvio che consigliando di scansare le noiose ore di lettura ci si illude di incantare e divertire il pubblico giovanile e no — ma quel NO resta come curiosità e in quanto divieto tassativo dovrebbe spingere al suo esatto contrario, cioè a una lettura frenetica, insaziabile. E comunque dovrebbe portare all’acquisto immediato del libro- da accantonare nell’angolo più buio della casa, proprio per evitare la lettura.
Ma sono in arrivo altre idee curiose. Guai a dare il mostro editoriale per vinto e distrutto. I libri hanno risorse insospettate dalla loro — e non vogliono darsi per vinti (io ci conto – e voi?)

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2 risposte a Idee cercansi

  1. alessandro scrive:

    Sì, anch’io ho letto i commenti sulla Buchmesse e il Rapporto dell’Aie sullo stato dell’editoria nel 2013 in Italia e c’è da mettersi davvero le mani nei capelli. Soprattutto assistiamo ad una crisi di idee, non c’è innovazione, gli editori pensano di invogliare i lettori abbassando sempre più il livello editoriale delle novità invece non ci si rende conto che, stante questa crisi dei consumi, il lettore spende del denaro o per un blockbuster oppure per un libro che lasci qualcosa una volta arrivati all’ultima pagina.
    Sulle pagine de “Corriere della Sera” di lunedì 14 c.m. il professor Ferrari ha criticato duramente gli editori italiani che usano la crisi economica come alibi per lo stato di crisi in cui versano. Certo bisogna distinguere, ma a mio avviso la crisi dovrebbe servire a far ingranare la quarta agli editori, a cambiare mentalità. Certo che l’e-book è in rimonta, e lo sarà sempre di più. Con la ma casa editrice digitale, Sefer Books, sviluppo la tesi che l’e-book non è convertire in digitale un file .pdf, ma è un’altra cosa, è l’e-book 3.0 dove oltre al testo trovano spazio file audio e video, questa è la vera rivoluzione digitale che sarà sempre più usata nei testi scolastici e universitari. E il romanzo? forse noi italiani continueremo a leggere il romanzo sulla carta, però in modo parallelo all’e-book. Come è già successo per la musica, la carta e il digitale definiranno due diversi modi di leggere/usufruire del libro in armonia, visto che nessuno mangerà l’altro. E’ forse un’utopia? non credo, di certo l’editoria tradizionale deve darsi una “mossa”.

    • Nicoletta Sipos scrive:

      Grazie Alessandro! Sono considerazioni interessanti, queste tue, aspettiamo dunque il cambio di mentalità. Hai suggerimenti?

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