Il cuore della Cornwell

Le raccomandazioni sono state numerose e dettagliate. Sii puntuale. Piano con le critiche. Occhio a non irritarla che la Cornwell spara a zero (se pure a parole) quando qualcosa non le garba. E, da bestsellerista internazionale può permettersi di tutto. L’ho trovata guardinga, misurata, a tratti sorridente, desiderosa di stabilire una qualche forma di complicità, ma anche pronta ad alzare le barricate. «Come lei sa bene» dice. «Sarà capitato anche a lei» precisa. Mi permetto di correggerla facendo presente che non mi è capitato niente che possa somigliare al suo successo o richiami le sue avventure. Almeno finora, preciso in uno slancio di ottimismo. Per il momento mi è assolutamente chiaro, per esempio, che non potrò mai trascinare in tribunale chi si occupa dei miei risparmi accusandolo di avermi sottratto con l’inganno non meno di 40 miliardi di dollari. E dubito pure che potrei scrivere, come fa lei, più di un libro all’anno. («La mia forza», spiega la grande Patricia, «è che mi calo totalmente nei miei personaggi. Vivo e soffro con loro»).
Ma tant’è: la chiacchierata, che ho pubblicato nella pagina dei libri di “Chi” (n.8/2012) non manca di spunti curiosi. Come quando, smentendo il pezzo di leggenda che la vuole anatomopatologa, Cornwell racconta della sua gavetta di giornalista e dell’antica passione per le autopsie dalle quali cercava di capire non solo com’erano morte le vittime dei delitti di cui si occupava, E più ancora com’erano vissute. Un’esperienza non certo facile, dati gli odori e le sensazioni diffuse in un obitorio, ma esperienze formative che l’hanno spinta a scrivere pagine memorabili (soprattutto con la prima Kay Scarpetta). Alla vena di tristezza cui la nostra contrappone i profumi della cucina italiana che pratica con voluttà e la bellezza del nostro design che pure adora come dimostrano le sue frequentazioni con le Ferrari e le Ducati. Infine una battuta sulla leggenda che la vuole talmente spaventata da circondarsi di guardie del corpo (molto plausibile) e dormire con una pistola sotto il cuscino. Sull’arma di ribella: «Ma le pare? Mica rischio di spararmi un colpo in testa per cercare nel cuore della notte un fazzoletto». C’è stato anche uno scambio di battute che per motivi di spazio non sono riuscita a infilare nella mia intervista. Le ho chiesto della parentela che le viene attribuita con Enrichetta Beecher Stowe, bestsellerista antica autrice della un tempo anche più celebre “Capanna dello zio Tom”. «La parentela è un po’ tirata», ammette Cornwell. «Aldilà delle parentele vedo tra di noi un legame curioso. Sia Beecher Stowe, che io, ci battiamo contro gli abusi del potere». La testimonianza dello schiavo eguaglierebbe sotto questo profilo le evoluzioni della dottoressa Scarpetta. Ricordo, e mi capita di ricordare spesso, una pagina del diario della BS che mi regalò una trentina di anni fa un’amica americana. La scrittrice scrive di notte sul tavolo della cucina, dopo avere sistemato i figli e sgombrato i piatti della cena. Si lamenta, appena un poco, del rubinetto della cucina che perde e della goccia che cade nel lavello disturbando i suoi pensieri. Un passaggio che fa tenerezza e ridimensiona fatiche, sogni e ambizioni.

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11 Comments

  1. Nicoletta Sipos

    Confermo, la Cornwell è simpatica e spiritosa. A me è andata bene, ma per una intervista veramente approfondita avrei voluto più tempo etc etc (per la serie “Gli incontentabili”). Grazie a te di aver scritto (e tradotto l’articolo) — abbracci a te – alla prossima

  2. Maggie Romano

    Ciao Nicoletta,
    Mi è piaciuto molto il tuo articolo: sono una Cornwellian e una giornalista precaria in regola con il pagamento all’ordine che tra poco non ci sarà più , nonostante i miei 12 anni di redazione ( ho quasi 32 anni… ma di assunzione non c’è ombra)!
    Peccato per il poco spazio! Confesso che ti ho invidiata da fan e da “collega” è una mezza impresa intervistarla ma chi la conosce dice che una volta sciolta, è spiritosa!
    Alcune sue fan mi hanno chiesto di tradurre il tuo articolo in inglese ( ho postato nella sua pagina FB la foto della pagina di Chi e ti ho dato credit ovviamente!) spero non ti dispiaccia!
    ti leggo sempre con piacere.
    Un abbraccio!
    Maggie

  3. alessandra

    ma dai!!! capisco benissimo, anzi, è solo che io stessa mi sento in colpa e allora ci tengo a spiegare perché mi ritrovo a fare anzi a cercare di fare certe cose, visto che ho scoperto il nome del megasito da cui scaricare ebook il giorno dopo che l’han chiuso… i libri importanti li compro e regalo, soprattutto se hanno un significato speciale per le amiche a cui sono destinati (vedi il caso del tuo Perché no?, che ha dato affetto e speranza a 5 mie care amiche…). Un abbraccio a te e angelica

  4. Nicoletta Sipos

    Che dire Alessandra? Hai ragione e ti capisco. Ma il richiamo di Angelica all’acquisto (e il mio grazie) erano sotto sotto scherzosi. Certo che a volta si fanno dei passi falsi … e ci si resta male. Per tagliare la testa al toro. amica mia, diciamo che i libri vanno comunque letti, pensati, discussi con amici etc etc perché acquistino vita propria. Un abbraccio a te e anche ad Angelica che … ha voluto difendere dalla precarietà gli scriventi!

  5. alessandra

    angelica se il (mio) mondo fosse diverso io di libri me ne comprerei 3 o 4 alla settimana… se lavori free lance, ti pagano quando si degnano di pagarti, non ti aumentano i compensi da anni (in certi casi li hanno dimezzati) e tieni famiglia, il tuo budget copre a malapena il vitto – io sono fortunata perché l’alloggio ce lo mette mammà, ho tante amiche che devono far saltar fuori pure l’affitto e sinceramente non so come fanno. non sono una di quelle che si comprano la borsa taroccata: da anni ne h una estiva e una invernale prese ai saldi di H&M che sembrano sempre nuove, meglio non chiedersi con che razza di super plastica le facciano. il vantaggi di avere una taglia xxxl è che la moda non ti tenta, cerchi solo di cammuffarti. per il trucco uso solo prodotti nivea perché è una azienda che non ricorre alla vivisezione. niente cinema perchè dove abito io non ci sono sale. oddio non volevo fare la patetica, ma solo farti capire che per una come me (e siamo in tante conciate così, io non ho un marito che mi aiuti ma ho amiche che il marito se lo devono pure mantenere!) non è questione di scegliere se comperare o piratare un libro… se non lo trovo in biblio o se non trovo chi me lo presta mi tengo la voglia di leggerlo e amen! certo quelli “speciali” continuo a prenderli, e a natale/ai compleanni i libri son sempre il regalo che più faccio, ma egoisticamente ci sono sere in cui un bel giallone o una divertente chick lit mi cambierebbero l’umore…

  6. angelica

    Ma come!?! Vi frusto tutte e due! i libri si comprano, e preferibilmente in libreria, non si prestano o si piratano, soprattutto quelli belli…
    @Nicoletta: non ti perdoneró mai di avere incontrato la Cornwell senza di me….mi raccomando, se devi intervistare George Clooney fammi un fischio: vengo a controllarti il corretto funzionamento del registratore…

  7. Nicoletta Sipos

    Grazie Alessandra- Spero che l’intervista ti piaccia e credo proprio che Red Mist della Cornwell non ti deluderà. P. S. Fammi sapere, per favore, se trovi un hacker in grado di scaricare gratis gli e-book. E ovviamente passami il nominativo!!!

  8. alessandra

    incredibile coincidenza! da giorni sto asfissiando gli amici esperti di hackeraggio per scoprire come scaricare gratis gli ebook, e a tutti ho chiesto proprio la Red mist della Cornwell (nota: nessuno c’è riuscito, si vede proprio che sono hacker di campagna). In compenso, tutti hanno fatto la faccia schifata commentando “Ma come, tu leggi la Cornwell?”, come se vendere milioni di copie sia una colpa, un’onta imperdonabile. Io invece a ogni sua uscita la leggo con grande piacere e di solito tutto d’un fiato, dopo aver sbirciato le ultime pagine per essere sicura che non muoia nessun personaggio a me caro. E’ un’autrice preparata, ha una scrittura scorrevole e delinea bene i suoi protagonisti: perchè mai non dovrebbe piacere? Lo ammetto, non mi soffermo sulle descrizioni delle autopsie, non ce la faccio proprio, ma tutto il resto lo trovo avvincente e familiare e coinvolgente come una storia del commissario Maigret. Domani mi prendo Chi e mi gusto l’intervista, ma già da quanto anticipi sembra proprio che siate entrate in sintonia – forse non regge chi la intervista e crede di saperne di più sul suo conto di lei stessa, con uno stile esattamente contrario al tuo!!!

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