Un felice incontro: Marilù Oliva

Marilù Oliva
Marilù Oliva è una insegnante, saggista, critica e autrice di quattro bei romanzi – Repetita (Perdisa pop); e la grintosa trilogia Mala Suerte; Fuego e Tu la pagaras (tutti editi da Elliot). Ci siamo incrociate, non per caso, sul web, per merito di Nessuna più (Elliot), l’antologia che lei ha curato riunendo racconti di 40 scrittori contro il femminicidio, con diritti d’autore devoluti al Telefono rosa. Un tema, un impegno, che sono molto cari pure a me. Una parola tira l’altra. Lei ha intervistato me per il suo blog Libroguerriero. Io ho fatto un po’ di domande a lei per il mio blog. Anzi, comincio con lei una serie (spero lunga e interessante) di incontri con donne in gamba. Colleghe, amiche, perfette sconosciute che fanno cose interessanti.

1. Scrittrice e prof d’italiano – come ti dividi?
In qualche modo le due attività si compenetrano: come docente di italiano ho il grande privilegio di “frequentare” quotidianamente la scrittura e la letteratura. Al mattino a scuola, al pomeriggio davanti al computer.

2. Cosa significa per te “scrivere”?
Vivere in mondi paralleli, tentare di realizzarli e riuscire a condividerli senza sentirmi schizofrenica.

3. Ammiro i contenuti del tuo blog, ma anche l’estetica — tutta farina “tecnica” del tuo sacco o hai chiesto aiuto a qualche informatico?
Grazie. Farina del mio sacco. L’ho chiamato “Libroguerriero” in onore alla Guerrera, la protagonista della mia noir trilogia uscita per Elliot tra il 2010 e il 2012: un riferimento etimologico alla ribellione, all’opposizione. Si nutre di recensioni, interviste, discussioni su questioni e atmosfere letterarie. Il suo motto è: se non brucia, che libro è?

4. Più in generale, vedo che fai molto sulla rete: è un impegno che ti dà soddisfazione?
Mi dà molta soddisfazione, nonostante le insidie della rete, che tutti noi blogger conosciamo (tra cui l’anonimato libero, che garantisce una larga soglia di impunità a chiunque voglia dire qualsiasi cosa sotto mentite spoglie, ad esempio).

5. Stiamo andando verso un futuro digitale?
In parte ci siamo già.

6. Il primo libro della tua trilogia è apparso nel 2010 — hai faticato a trovare editore?
In questo caso no. Nel 2010 è uscito “Tu la pagaràs!”: romanzo per il quale mi è stato offerto un contratto pochissimo tempo dopo che il manoscritto è stato spedito. Però, in precedenza, avevo proposto un altro romanzo mai preso in considerazione da nessuna casa editrice. Questo per dirti: i tempi e le possibilità di pubblicazioni dipendono da tanti fattori, tutti ascrivibili nella locuzione “variabile giusta”: il manoscritto dovrebbe finire tra le mani giuste, nel momento giusto – individuale di chi decide, ma anche generale dell’editoria.

7. La tua detective è a metà fra due mondi – risolve enigmi e delitti, ma cita Dante- le citazioni mi sono chiare: ma i delitti?
La Guerrera è stata cresciuta da una prozia che ha un concetto distorto di cultura e l’ha obbligata a ricordare a memoria la Divina Commedia. Ma la ragazza ha imparato con il cuore quei versi e li riesuma all’occorrenza: in questo modo, attraverso la citazione di terzine, Dante è diventato un amico prezioso, un anello di congiunzione tra poesia e vita quotidiana. Per lei non è un insigne rappresentante della cultura italiana: per lei è un amico o una figura paterna che la rassicura con la sua pacca sulla spalla o con un rimprovero. E delle volte le chiude il cerchio dei delitti…

8. Scrivi noir per passione o perché trovano più facilmente un pubblico?
Ho cominciato perché ero appassionata di criminologia.

9. Quanto ti somiglia il personaggio di Elisa Guerra?
Direi un 30%. Abbiamo la stessa insofferenza per le ingiustizie, ma lei è molto più disillusa di me. Siamo entrambe piccoline. Inoltre balliamo la salsa allo stesso modo.

10. Ho apprezzato molto l’antologia contro il femminicidio “Nessuna più” (Elliot) che tu hai curato. Come riassumeresti la tua esperienza con 40 scrittori — che hanno devoluto i loro compensi al Telefono Rosa?
Un’esperienza intensa, toccante, lacerante. Doverosa, per quel che mi riguarda.

11. Bologna è una buona location per scrittori?
Dicono che Bologna sia letterariamente “abusata”. Sciocchezze. Non esistono ambientazioni “abusate”, ma modalità ripetitive di fotografarle. Ogni luogo – essendo portatore di tanti passati e in continua mutazione nel futuro – può rendere enigmatico e inedito il presente narrativo.

12. Chi legge per primo/a i tuoi libri?
Mio marito. Poi mia sorella, poi un’amica carissima, quindi le mie due nipoti, grandi lettrici (e correttrici inflessibili). Siamo un’azienda familiare di editing. 😉

13. Quale dei tuoi libri ti è più caro?
Non saprei. Scegliere tra i libri è un po’ come scegliere tra i figli: uno è diverso dall’altro, magari li tratti in maniera diversa (per esigenze di età, ad esempio, sei più permissiva coi grandi), ma vuoi bene a tutti con la stessa forza.

14. L’apprezzamento che più ti ha gratificato?
Sono molto sensibile agli apprezzamenti, quindi mi gratificano tutti, davvero.

15. Il tuo punto debole?
Fisicamente parlando, il mal di testa. Mi fa visita spesso e mi rende molto meno guerriera di quanto sarei in condizioni sane.

16. Un modello da raggiungere (o superare)?
Un mio grande maestro è Gabriel Garcia Marquez. Ma sono convinta che resterà insuperabile.

17. Il prossimo libro?
È in attesa dell’ultima revisione…

18. Un sogno nel cassetto…
Ti rispondo citando pag.35 di Fuego, i sogni del cassetto della Guerrera:
“L’idiozia soppressa, la pace nel mondo, l’abolizione della TV spazzatura, Che Guevara resuscitato”

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