L’età delle favole

Volevo citare la favola di Barbablù a un recente incontro sul tema violenza, in un liceo del bresciano. Ma quando ho chiesto ai ragazzi se conoscevano la storia, hanno scosso la testa e un insegnante è saltato su a dire (immagino provocatoriamente) «sono troppo giovani». Capisco. Avessi citato L’amante di Lady Chatterly quei poveretti sarebbero stati forse troppo vecchi. Invece pareva quasi che li avessi offesi parlando di una storiella per bambini.
Caro Jung aiutami tu: a spiegare quanti messaggi racchiude la storia del marito che non esita a punire la moglie troppo curiosa e procede con i suoi turpi intenti davanti alla servitù (che non conta) e ignorando del tutto le sorelle della poveretta che pur disperate non osano contrastarlo ma aspettano ansiose l’arrivo dei fratelli che, loro sì maschi e forti, sapranno proteggere la sorella nei guai. Alla fine di Barbablù ho parlato ugualmente, precisando quanto appare mostruoso, alla nostra sensibilità di lettori del 2000, il silenzio dei molti spettatori radunati nel castello del marito assassino, testimoni inerti di una tragedia annunciata. Ma quanto, anche, quell’inerzia corrisponde a un atteggiamento diffuso di distacco e prudenza. Per cui noi tutti esitiamo a intervenire in una lite anche violenta tra marito e moglie, o genitori e figli, barricandoci dietro la scusa che quelli, in fondo, sono problemi personali che i diretti interessati devono risolvere da soli, senza interventi esterni e in piena autonomia. Motivo per cui gli estranei non devono immischiarsi.
Gran peccato che i ragazzi si sentano troppo vecchi per rileggere le favole e cercare i loro antichi messaggi. Perché è di quelle lezioni sottili che siamo fatti, è quello il bagaglio che ci portiamo dietro inconsapevolmente, è quello che ci guida a nostra insaputa.
Pazienza. Cambierò tiro al prossimo incontro. Non più Barbablù, Sirenetta e Cenerentola — roba per bambini, classici in sospetto di muffa. Ripartirò da Peppa Pig, amatissima dai piccoli italiani a quanto mi risulta, con la sua famiglia felice, l’atmosfera rassicurante, la dolcezza ostentata, i problemi felicemente risolti nei due o tre minuti di un cartone. Un mondo intessuto di tenere finzioni contro le asprezze delle favole antiche. Storie moderne come le Winx e i cartoni per ragazzi da Ben Ten e Gormiti ai mostri che in edicola costano gli occhi per piangere. Meteore, a quanto sento dai nipoti che decretano periodicamente l’uscita di scena di certi loro beniamini e l’arrivo di nuovi personaggi magici, con una rapidità che fa davvero rimpiangere le favole d’un tempo, vecchie di secoli. Eppure, anche queste varianti moderne trasmettono modelli che un giorno qualcuno cercherà di ritrovare traendone chissà quanti spunti su struttura sociale, famiglia, educazione dei nostri tempi.

Condividi:

2 Comments

  1. Cecilia

    Non è stata una delle prime fiabe che mi è stata raccontata. E a ragione. Anzi, mia madre non me l’ha mai raccontata. Meglio le tre melance. Quella di barbablù e’ una storia terribile, che i bambini non dovrebbero conoscere. Leggere l’originale poi è davvero scioccante. Per i bambini, in assoluto, meglio Rodari.

    • Nicoletta Sipos

      hai ragione. Vorrei solo precisare che nei miei incontri io non racconto fiabe a bambini, ma a giovani adulti in grado (si spera) di riflettere sui simboli e i messaggi criptati della fiaba. Per altro, anche io amo molto Rodari (non solo per i più piccoli).

Lascia un commento