Numeri e parole

Per dare una rapida sintesi di una certa situazione i numeri servono spesso più di tante parole. È chiaro, per esempio, che la politica italiana – e quella europea – sono dominate dalla questione migranti. I facili slogan su respingimento o accoglienza determinano in men che si dica la fortuna (o la disgrazia) di un politico. Chiudere i confini ai richiedenti esilio è, da anni, la parola d’ordine di Salvini, E Dio sa se ha pagato. Ho sulla scrivania un manifestino dell’ottobre 2014 in cui l’attuale leader leghista chiedeva STOP ALL’INVASIONE e sotto il simbolo LEGA NORD aggiungeva: BASTA EURO. Una esortazione che faceva quasi sorridere allora, per quanto era  ingenua, e oggi – mentre il governo giallo-verde sfida l’Europa con il suo deficit – sembra un netto programma politico per un futuro che potrebbe essere nazional-isolazionista con tutte le conseguenze del caso.  Tutte variamente nefaste.

Ma gli italiani seguono il pifferaio magico Salvini sulla rotta di collisione con i programmi europeo. E già che ci siamo possiamo aggiungere che il 52% accetta come regola il respingimento degli immigranti e solo il 40% sta per l’accoglienza. Un anno fa i numeri erano molto diversi: il 49% degli italiani era per l’accoglienza mentre il 44% avrebbe respinto gli estranei considerandoli comunque pericoloso. È significativo pure che due grillini su tre dicano ora no ai migranti, mentre all’epoca della trascorsa campagna elettorale erano per l’accoglienza.

I numeri svelano retroscena drammatici e anticipano un futuro non proprio roseo, togliendo spazio alle parole. E qui c’è un altro ragionamento da fare. Lo ha proposto Roberto Vecchioni, cantautore eccellente, presentando il nuovo disco INFINITO che contiene 12 nuove canzoni di grande bellezza. Ha detto Vecchioni – che è stato insegnante per 45 anni e ha esposto la notizia di fonte certa forse Treccani ma possiamo controllare – ha detto dunque che dieci anni fa i ragazzi usavano 5000 parole, mentre oggi ne masticano sì e no 600 con un impoverimento della lingua e anche del pensiero.

Vecchioni si è fermato a questa constatazione. Ma si può andare oltre aggiungendo che l’impoverimento della lingua va a favore di slogan e semplificazioni. Confermando la battuta: quando un uomo con un ragionamento incontra un uomo con uno slogan, l’uomo con il ragionamento è morto. Vince chi la spara più grossa, chi è più aggressivo (vedi Salvini ma anche e soprattutto Trump). Vince la violenza.

È ancora possibile smentire questa troppo facile profezia?

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