Cambiar nome non solo per gioco

Fino a poco tempo fa non riuscivo a capire gli scrittori pronti a usare uno pseudonimo per pubblicare le loro opere. Mi sono sempre chiese se giocare a nascondino con media e pubblico potrebbe davvero aiutare le vendite o se, piuttosto, complicherebbe le cose all’inverosimile.

Letture

Ho molto amato il primo thriller La sostanza del male di Luca D’Andrea, acquistato da una quarantina di paesi prima ancora della pubblicazione in Italia. Ora inizio con curiosità il secondo lavoro, Lissy (pubblicato da Einaudi come il primo).

Tabù e Orche Assassine

La mia amica Elena Mora ha pubblicato per Cairo un saggio sulla menopausa. Si intitola Menopausa più vita (Tutto quello che dovete sapere . e non avete mai osato chiedere – per affrontare il “Grande Cambiamento”). È un libro agile, documentato, appassionante, ben provvisto di ironica complicità e ottimismo.

Scritture veloci

L’avesse detto qualcun altro non gli avrei creduto e mi sarei pure irritata, e parecchio. Invece la dichiarazione l’ha fatta, in pubblico, un credibilissimo Alessandro Perissinotto. E che dichiarazione!

Ritrovamenti fortunati

Ho letto un bel po’ di romanzi che cominciano con il ritrovamento di una lettera, un diario, un libro antico più o meno malefico e/o rivelatore. Ho sempre preso con le pinze una partenza di questo tipo per una storia,

Cose strane che ho imparato di recente

La zingara aveva cent’anni ma non voleva morire perché ogni giorno imparava una canzone nuova. A mia madre questo detto piaceva tanto e io ascoltavo con un po’ di sufficienza quando lo ripeteva. Cent’anni mi sembravano un tempo sufficientemente lungo per una vita .

Il mercato del turismo

O meglio, per chiarezza , note in margine a un viaggio di gruppo in Ungheria, il mio paese d’origine, la terra del mio papà. Mi sono portata dietro un gruppo speciale, perché composto da “quasi” tutta la mia piccola famiglia.

La sindrome dell’impostora

Mi colpisce molto quel malessere psicologico che gli esperti chiamano “sindrome dell’impostore”. In parole povere, l’incapacità di prendere per buoni i propri talenti, e dunque accettare nel modo più giusto eventuali lodi e apprezzamenti.